Page 522 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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522 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
accorsero, ne proibirono la vendita.
Col passare dei mesi, il regime alimentare non solo non accennava a migliorare, ma
registrava ulteriori cali. Il pasto iniziò a limitarsi ad una saracca divisa per otto, cioè un
boccone a testa, e due sottili fette di pane leggerissimo, a base di riso: questa sarebbe
stata l’alimentazione di un intero anno, fino al rimpatrio. La saracca era una specie di
grossa aringa, più o meno della consistenza di uno sgombro, di colore verde oliva con
riflessi metallici, essiccata ed affumicata per essere conservata in salamoia o in un barile.
Come scrive Angerilli, “cibo misero, per comunità derelitte e indigenti ”. Ma lo spirito
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di sopravvivenza non avrebbe abbandonato gli ospiti di Hereford, quasi tutti animati
da un carattere forte e da motivazioni salde che li avevano accompagnati fino a quel
momento. Ecco quindi che si cercò di coltivare il pomodoro; la vegetazione del campo
fu setacciata: si mangiava anche l’erba, che veniva prima bollita. Boscolo scrive che in
breve tempo il campo divenne “pelato come la testa di un calvo ”. Fu scatenata la caccia
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ai gatti e ai cani del campo, poi si passò alla caccia della cavallette, che dopo essere state
uccise e fritte nella brillantina, venivano divorate, come se fossero state prelibatezze.
Era una fame paralizzante e totalizzante, che occupava cioè ogni pensiero: oltre a
cercare di procacciarselo in ogni modo, il cibo era diventato l’oggetto di conversazione
preferita; sembra che Roberto Mieville fosse diventato “l’aedo” per eccellenza dei sogni
gastronomici, dal momento che rievocava spessissimo i pranzi natalizi, di cui illustrava
nei minimi dettagli tutte le portate: culatello, insaccati, lasagne, arrosto, pasticcio, fragole
con gelato… Altri prigionieri invece passavano la giornata a calcolare l’apporto nutritivo
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fornito da quella magrissima dieta e “su questo imbastiscono interminabili discussioni
che spesso sfociano in aspri litigi e in reciproche accuse di ignoranza ”.
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Un altro espediente per “collezionare” qualche caloria in più consistette nella
distillazione di qualche alcolico, poi si fece ricorso al tabacco. I fumatori sostenevano che
una sigaretta potesse sostituire una colazione: le autorità del campo proibirono presto
anche questo, bloccandone la vendita allo spaccio. I prigionieri cercarono un modo per
sostituire il tabacco: prima fu la volta dell’erba seccata e tritata, poi del legno ridotto a
segatura e poi della carta. Ne derivarono problemi di indigestione e intossicazione .
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Anche dai maltrattamenti fisici non furono risparmiati gli ospiti di Hereford:
sottoponendo i prigionieri ad un continuo stress da irruzioni e perquisizioni notturne,
pestaggi e violenze di ogni tipo, gli Americani pensavano di raccogliere nuove adesioni.
Tumiati scrive:
Siamo sottoposti a improvvise irruzioni […]. All’improvviso nel silenzio della notte, un
rombo di camionette, passi di reparti in corsa, grida, urla, mentre i fari delle torrette,
impazziti, roteano più veloci del solito. Sentiamo che un gruppo fa irruzione nella
baracca accanto alla nostra: colpi di bastone, berci da ubriaco, lamenti. Ora tocca a noi.
29 Ibidem.
30 A. Boscolo, Fame in America cit., p. 161.
31 Immagini riportate da G. Tumiati, Prigionieri nel Texas cit., p. 170.
32 Ivi, p. 171.
33 Ivi, p. 163.

