Page 524 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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           cosiddetto “fifty-fifty agreement”: i Britannici, infatti, dopo essersi accordati su una
           divisione al cinquanta per cento del numero totale dei prigionieri tedeschi, lasciarono
           poi agli Stati Uniti l’onere di occuparsi della maggior parte del personale tedesco arresosi
           nell’ultimo periodo di guerra .
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           Il secondo problema fu rappresentato dalla dispersione geografica dei campi a cui si unì
           una dispersione “amministrativa”. A partire dallo sbarco in Normandia e durante tutta la
           sua avanzata in territorio tedesco, l’esercito statunitense aveva lasciato dietro di sé delle
           enclosures  in cui erano stati radunati i prigionieri tedeschi a mano a mano catturati.
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           L’ubicazione dei campi interessò sostanzialmente tre aree: il territorio propriamente
           francese, la zona di confine tra la Francia e la Germania all’altezza della riva sinistra
           del Reno, e la successiva zona di occupazione statunitense, e cioè la Baviera, il Baden-
           Württemberg e parte dell’Assia. A seconda della localizzazione, la realtà  detentiva fu
           diversa: in Francia la custodia dei prigionieri tedeschi era stata totalmente delegata a
           personale militare appartenente alle truppe degaulliste, sul Reno si era avviata una co-
           gestione americano-francese, mentre nella zona sud-orientale della Germania l’esercito
           di Eisenhower aveva proceduto in piena autonomia all’organizzazione e al controllo dei
           campi . In questo caso ci troviamo davanti ad una dicotomia ben precisa: campi-transito
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           lungo il Reno dall’aprile all’agosto 1945 e campi permanenti nella vera e propria zona di
           occupazione americana dal settembre 1945 ai primi mesi del 1947. Nei campi permanenti
           i prigionieri tedeschi conobbero una situazione più o meno normale, a volte anche
           soddisfacente, mentre nei campi-transito le condizioni di vita furono durissime. Cosa
           successe qui? Nei primi mesi di avanzata dell’esercito statunitense in Germania, prima
           del collasso del Terzo Reich, i prigionieri tedeschi via via catturati furono riuniti in una
           ventina di campi-transito- ribattezzati successivamente dai prigionieri Rheinwiesenlager-
           che non disponevano di strutture di accoglienza e che si limitavano, come spiega il nome
           stesso, a dei semplici prati dotati di recinzioni e torri di controllo . Elencandoli da nord
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           a sud:

           1. Buderich
           2. Rheinberg
           3. Wickrathberg
           4. Remagen
           5. Sinzig
           6. Siershahn

           37  S. Ambrose  e G. Bishof (a cura di), Eisenhower cit., pp. 5-6.
           38  Questo è il termine usato in tutti i rapporti di visita stilati dal Comitato Internazionale della Croce Rossa di
              Ginevra (CICR), quando ci si riferisce ai campi statunitensi in Europa. Archivio del CICR, Ginevra, Service de
              camps, Zone U.S., Allemagne e Service des camps, Zone U.S., France.
           39  Nella zona di occupazione statunitense, l’esercito è stato affiancato, nelle sue mansioni, dall’Office of Military
              Government-United  States  for  Germany  (OMGUS). Sul tema rimando a C. Weisz (a cura di),  OMGUS-
              Handbuch. Die amerikanische Militärregierung in Deutschland (1945-1949), Monaco, Oldenbourg, 1995.
           40  Per una descrizione generale dei Rheinwiesenlager, rimando al lavoro di C. Strauss, Kriegsgefangenschaft und
              Internierung: die Lager in Heilbronn-Böckingen 1945 bis 1947, Stadtarchiv Heilbronn 1998 e a quello di F.
              Somenzari, I prigionieri tedeschi in mano statunitense in Germania (1945-1947), Zamorani, Torino, 2011.
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