Page 191 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          ActA
          Sbarchi sulle coste dalmate per operazioni verso la Bosnia
          e l’Erzegovina, 1903



          Roberto SCIARRoNE



              l 7 marzo 1896 Umberto I incaricava il generale Cesare Ricotti-Magnani di formare
          I un nuovo governo. La sconfitta del Regio Esercito ad Adua comportò la definitiva
          uscita, dalla scena politica, di Francesco Crispi, esponente di spicco della Sinistra sto-
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          rica.  Risultato difficile affidare la formazione del governo sia a uomini della sinistra
          costituzionale e del centro, protagonisti dell’esecutivo dimissionario, sia all’opposizione
          anticrispina, sgradita al re, al termine di complesse consultazioni, il generale restituì il
          mandato indicando Antonio Starabba marchese di Rudinì, palermitano di origine. Pochi
          giorni dopo, 10 marzo, furono sciolte le riserve e formato il secondo Ministero con il
          duca Onorato Caetani di Sermoneta agli Esteri e il generale Ricotti alla Guerra. La na-
          scita del nuovo esecutivo italiano fu seguita con particolare attenzione dalle cancellerie
          europee, dopo Adua ci si aspettava un deciso cambiamento di rotta rispetto la politica
          crispina e, in particolar modo, dei chiarimenti circa le “questioni africane” e i rapporti
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          con la Francia di Jules Mélin.  Proprio dalla capitale francese, infatti, arrivò la prima
          reazione ufficiale alla costituzione del governo presieduto da Rudinì: “Da dopo che fu
          annunciata la formazione del nuovo Gabinetto italiano, comunicava Tornielli il 12 mar-
          zo 1896, il signor Bertholot mi disse che egli aveva fiducia in un miglioramento dei rap-
          porti nostri che permetterebbe la ripresa dello scambio di idee per regolare le questioni
          aperte. Questo signor Ministro, nel corso di un colloquio, mi espresse il dispiacere che,
          in lotte con popoli semi barbari, mancassero agli amici degli Stati civili in esse impegna-
          te, i modi ordinari di azione per premere nel senso di far sentire a quei popoli la necessità
          della pace. Più esplicitamente il signor Hanotaux che conserva tutta la sua autorità ed
          esercita larga influenza al Ministero degli Affari Esteri, mi disse che certamente il suo
          successore doveva pensare a trovare il modo a far sentire a Menelik che l’Abissinia dove
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          affrettarsi a ristabilire relazioni pacifiche con l’Italia”.  Secondo l’establishment france-
          se, quindi, la débâcle italiana in Africa rappresentava un pericolo futuro per tutti i Paesi
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          impegnati nelle imprese coloniali.  Dai concetti espressi, traspariva la preoccupazione
          che un forte indebolimento del Regno d’Italia non convenisse agli scopi della politica
          francese che si proponeva di allontanare Roma dalla Triplice e, in particolar modo, dalla
          Germania. L’Inghilterra, intanto, tornò ad appoggiare la politica estera italiana, il gover-


          1    C. Duggan, La politica coloniale di Crispi, in P.L. Ballini e P. Pecorari (a cura di), Alla ricerca delle colonie
             (1876-1896), Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia, 2007, pp. 43–67.
          2    G.E.H. Berkley, The Campaign of Adowa and the rise of Menelik, Constable, London, 1901.
          3    Tornielli a Caetani, rapporto riservato del 12 marzo 1896, in Documenti Diplomatici Italiani, IIIª serie 1896-
             1907, vol. I, doc.6.
          4    G. Giordano, Cilindri e feluche. La politica estera dell’Italia dopo l’Unità, Aracne Editore, Roma, 2008,
             p.352.
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