Page 196 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 196

836                                XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm

           gio 1897 con il quale i rispettivi governi assicuravano essere loro intenzione di astenersi
           da ogni acquisto territoriale a proprio vantaggio. Il patto paralizzò per circa dieci anni
           la questione orientale, ma non tranquillizzò il Regno d’Italia che, come vedremo dallo
           studio del Capo di Stato Maggiore Saletta, proseguì a ipotizzare possibili avanzate, nel
           caso in cui si fosse mutato lo status quo nei Balcani, atte a garantirne un vantaggio in
           termini territoriali e politici. Goluchowski garantì che gli incontri avuti con il governo
           russo non avrebbero alterato le relazioni tra le potenze della Triplice, l’Impero austro-
           ungarico non nascondeva possibili azioni militari nei Balcani, in caso contrario assicurò
           che avrebbe consultato l’Italia, in base all’articolo VII della Triplice Alleanza. Anche
           Visconti Venosta negò, in maniera decisa, possibili interventi di carattere annessioni-
           stico nell’area dei Balcani, il concetto altresì fu ribadito all’ambasciatore tedesco von
                 17
           Bülow.  La conferma che l’Italia non desiderava acquistare territori, per ingrandire il
           regno, arrivò anche dal marchese di Rudinì che, sollecitato dal principe Nicola del Mon-
           tenegro sulla possibilità di “spartirsi” l’Albania per scongiurare il controllo austriaco,
           ribadì i concetti espressi dal governo. Il chiarimento definitivo tra Roma e Vienna, circa
           le rispettive politiche orientali, arrivò nel corso del novembre 1897 durante l’incontro
           tra Goluchowski e Visconti Venosta a Monza. Vienna, Pietroburgo e Berlino, infatti,
           erano d’accordo che, qualora il dominio turco in Albania fosse venuto meno, si sarebbe
                                                                       18
           costituita nell’area una provincia autonoma o uno Stato indipendente.  Il Regno d’Italia,
           quindi, appoggiò in sostanza l’accordo austro-russo del maggio 1897. In politica inter-
           na, però, vecchie e nuove questioni turbarono il governo di Rudinì: il 4 dicembre 1897
           si dimise il ministro della Guerra Pelloux e dopo cinque mesi (maggio, 1898), uscì dal
           governo anche Visconti Venosta, quest’ultimo contrario all’indirizzo repressivo adottato
           dal governo verso le organizzazioni cattoliche.
              Il 1° giugno s’insediò, quindi, il V e ultimo ministero di Rudinì che attribuì gli Esteri
           a Raffaele Cappelli, già presidente della Società Agricoltori, il quale annunciò di voler
           seguire la linea politica del suo predecessore, ma non ci fu tempo. Il 26 giugno il go-
           verno cadde e di Rudinì uscì definitivamente dalla scena politica italiana. Gli successe
           il generale Pelloux che in accordo con il re consegnò il ministero degli Affari Esteri
           all’ammiraglio Felice Canevaro, già comandante delle forze navali italiane e internazio-
           nali a Creta. Il ritorno della sinistra al potere fu inteso, dagli ambienti diplomatici italiani
           e stranieri, come un possibile cambio di strategie, non certo in direzione della Francia.
           A fine anno, ad ogni modo, i fatti smentirono le supposizioni: il 21 novembre 1898 fu,
           infatti, siglato un nuovo trattato di commercio italo-francese, con tale accordo i due
           stati confinanti si concedevano la clausola della nazione più favorita, con l’eccezione
           del bestiame e della seta. Molteplici furono i commenti e le critiche, sia dagli ambien-
           ti della sinistra sia da quelli della destra.  Il rispetto reciproco dei rispettivi impegni
                                                19
           internazionali aveva reso possibile il tanto auspicato riavvicinamento tra l’Italia e la
           Francia favorito, tra l’altro, dai buoni uffici dell’ambasciatore francese a Roma Camille


           17  Cfr. DDI, IIIª serie 1896-1907, vol. II, doc.13.
           18  Cfr. A. Biagini, Storia dell’Albania contemporanea, Bompiani, Milano, 2005.
           19  G. Giordano, cit., p.377.
   191   192   193   194   195   196   197   198   199   200   201