Page 201 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          coste dalmate, avente come obiettivo operazioni verso la Bosnia e l’Erzegovina. Come
          tutte le istruzioni di questo genere anche questo documento iniziava a valutare l’aspetto
          geografico del territorio, oggetto di un possibile sbarco da parte del regio esercito ita-
          liano. La parte iniziale dello studio analizzava i caratteri generali della costa da Zara a
          Ragusa: “Ciò premesso per eventuali operazioni di sbarchi si è preso in esame il solo
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          tratto di costa dalmata che da Sud di Zara va sino a Ragusa”.
             Questo tratto di costa risultava possedere una conformazione quasi omogenea, le
          pareti rocciose dei monti del Carso digradavano a picco sul mare intervallati da brevi, e
          sottili, strisce di costa pianeggiante, che li separava dalle acque. Tuttavia vi erano pre-
          senti tre tratti di costa che contrastavano tale omogeneità: il tratto che da Zara si esten-
          deva sino alla foce del fiume Kerka (Krka), la costa nelle vicinanze di Spalato (Split)
          e quella presso la foce della Narenta (Neretva). Il primo era il più esteso e costituiva la
          zona più ampia di alture che, gradatamente, scendevano verso il mare. Talvolta, eviden-
          ziava lo studio, “le ultime propaggini di alture van raccordandosi con la spiaggia così da
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          determinare qua e là dei tratti abbastanza estesi di costa piana”.
             Nei pressi di Spalato e alla foce del fiume Neretva non vi era questa successione
          regolare di alture degradanti verso il Mar Adriatico e, tuttavia, quelle più prossime alla
          costa costituivano tratti di grande profondità, poco ripide e di facile percorribilità ri-
          spetto la rimanente riva. Da Zara a Dubrovnik, una successione di isole, interrotta solo
          per un breve tratto vicino a Capocesto (Primošten), creava una sorta di barriera naturale
          che proteggeva la costa, determinando una serie di canali che avrebbero potuto offrire
          sicuri punti di riparo alle navi anche se, era sottolineato, potevano costituire ostacoli alla
          navigazione per la presenza di numerosi isolotti, bassi fondali e scogli.
             Ad ogni modo, l’area che comprende la barriera appena descritta, che si sviluppava
          da Punta Planka, a nord, possedeva caratteristiche molto diverse rispetto a quella che si
          sviluppava verso sud. A nord, infatti, vi si trovavano isole a forma di strisce con anda-
          mento parallelo alla costa, contornate da numerosi isolotti minori, mentre a sud le stesse
          erano disposte in senso obliquo alla linea del litorale e la presenza di piccole isole era
          molto rada. Per cui, deduceva lo studio, nel primo tratto la facilità di avvicinamento
          alla costa e la navigabilità erano assai minori che nel secondo dove, tra l’altro, l’anda-
          mento dei canali e la loro notevole profondità avrebbero agevolato, anziché ostacolare,
          l’ingresso delle navi. Dal punto di vista militare si rilevava che la presenza delle isole
          avrebbe, comunque, rappresentato un ostacolo in più verso la buona riuscita dell’opera-
          zione, per via del fatto che l’esercito nemico avrebbe potuto nascondersi tra i numerosi
          canali dei “quali conosce i caratteri di navigabilità”.
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             Questo ostacolo, tuttavia, anche sotto l’aspetto militare, ricopriva un importanza as-
          sai maggiore nel tratto a nord di Punta Planka, rispetto a quello sud, per il numero e la
          disposizione delle isole: “Per quanto ha tratto con la profondità del mare si nota che
          l’isobata di 10 m. corre generalmente presso la terraferma e che si trovano delle località
          dove tale linea è ad immediato contatto della costa. Il canale di Pasman ha una profondi-
          27  Ivi, p.6.
          28  Ivi, p.7.
          29  Ivi, p.7.
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