Page 204 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           di Makarska”.  Il porto di Makarska era giudicato di “limitatissima importanza”  e la
           spiaggia utile allo sbarco aveva una lunghezza di mezzo chilometro circa, esso era ben
           collegato con le regioni interne della Dalmazia mediante due rotabili, “Makarska-Duare
           (Zadvarje)” direzione nord e “Makarska-Dragljane” verso sud, il tratto di costa a nord
           della città, tuttavia, si prestava a operazioni di sbarco poiché digradava sul mare con
           pendenza uniforme, non superiore al 10%. Il punto dove si sarebbero potuto approdare
           maggiore facilità era designato da quello costituito dalle pendici della conoide di Ba-
           skavoda (Baška Voda). Da Makarska alla foce del fiume Narenta la costa era formata da
           rilievi che scendevano ripidi sul mare, lungo questo tratto e, specialmente, nei pressi di
           Gradac, vi erano numerosi fonti d’acqua potabile. Inoltre l’area si presentava abbastan-
           za larga e coltivata anche se la costa, paludosa, non era propriamente adatta a sbarchi.
           La valle della Narenta si poteva, tuttavia, risalire lungo il fiume, attraverso piroscafi di
           limitata pescagione, fino a Metkovich (Metković), piccolo porto di limitata importanza.
           A sud della foce la costa si presentava sempre alta e rocciosa, in questo tratto, tuttavia, vi
           erano presenti i porti di Slano e di Malfi (Zaton) i quali avrebbero sufficiente larghezza
           e profondità, oltre a possedere un buon fondale ma, a causa del litorale alto e roccioso,
           essi rappresentavano poca importanza in senso militare, buone località di ancoraggio ma
           non di approdo. Il porto di Ragusa (Dubrovnik) era piccolo di dimensioni, poco riparato
           e disponeva di una limitata banchina, di contro quello di Gravosa (Gruž ) era ampio e
           ben protetto dai venti, munito infine di un molo assai lungo e ben organizzato. Il porto
           di Gravosa, anche in considerazioni delle rotabili che partivano verso l’interno, offriva
           buone condizioni per sbarchi di grande entità. A sud di detti porti, come oggi,  si trovava
           la Valle di Breno, vasta insenatura nella quale le alture circostanti scendevano a “dolce
           pendio” formando una striscia di terreno pianeggiante, percorsa dalla rotabile, in ottime
           condizioni, che collegava Ragusa vecchia e nella quale immetteva la strada per Trebinje
           (Требиње). La valle suddetta si prestava a operazioni di sbarco e poteva costituire vali-
           do sussidio alle azioni militari presso Gravosa e Ragusa.
              La seconda parte dello studio, commissionato da Saletta, continuava illustrando le
           vie di comunicazione presenti nell’area: “Le strade che dalla costa vanno verso l’inter-
           no, quelle cioè che costituirebbero linee di penetrazione nel caso di uno sbarco, sono
           tutte costrette a superare i rilievi carsici in senso normale al loro andamento. Così esse
           presentano il carattere costante della ripidità appena si allontanano dalla costa. In ge-
           nerale s’inerpicano a zig-zag sul margine roccioso e ripidissimo dei rilievi cadenti sul
           mare e quindi attraversano diverse valli per poi superare un secondo rilievo, oppure,
           dopo avere attraversato un primo tratto pianeggiante, rimontano il fianco terrazzato della
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           montagna”.  Le strade che, altresì, presentavano un andamento parallelo alla costa, e
           che servivano da collegamento a quelle dirette verso l’interno, presentavano condizioni
           di percorribilità ottimali. Da quanto esaminato, lo Stato Maggiore tracciò le prime con-
           clusioni, identificando, in primis, le più importanti linee di penetrazione presenti sulle
           coste dalmate per operazioni verso la Bosnia e l’Erzegovina. Esse erano le seguenti:
           34  Ivi, p.13.
           35  Ibidem.
           36  Ivi, p.15.
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