Page 209 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 209

849
          ActA
          Trio (marzo-aprile 1942). L’operazione congiunta
          italo-tedesco-croata contro i partigiani di Tito



          Alberto BECHEREllI



                el corso della Seconda Guerra Mondiale, durante l’occupazione della Jugoslavia
          N da parte delle potenze dell’Asse, il 2 e 3 marzo 1942 ad Abbazia è raggiunto un
          accordo italo-tedesco-croato per la coordinazione nel triangolo Drina-Sava-Adriatico di
                                                                               1
          una vasta operazione anti-partigiana congiunta, in seguito denominata “Trio”.  A nord-
          est della linea di demarcazione tra l’occupazione italiana e quella tedesca esistono, infat-
          ti, due centri di ribellione: uno verso la Drina, nella Bosnia orientale, l’altro nella zona
          tra Banja Luka ed il Petrova Gora. L’operazione “Trio” si concentra sulla prima area ed è
          svolta tra l’aprile e il maggio del 1942, divisa in due fasi, “Trio I” e “Trio II”. L’obiettivo
          principale è arrivare a colpire i partigiani jugoslavi nell’alta valle della Drina, nei pressi
          della cittadina di Foča, in quel momento loro quartier generale. Il comando dell’opera-
          zione è affidato al generale Mario Roatta, comandante della 2ª Armata italiana, mentre
          il generale Paul Bader, comandante delle truppe tedesche a Belgrado, guiderà sul campo
          le forze congiunte italo-tedesche-croate operanti: per la prima volta i tedeschi affidano
          un’operazione militare di grandi proporzioni a un generale italiano. Il piano iniziale
          prevede l’impiego di tre divisioni italiane (1ª Divisione Alpina “Taurinense”, 22ª Divi-
          sione Fanteria “Cacciatori delle Alpi” e 5ª Divisione Alpina “Pusteria”) con il concorso
          dell’aviazione, una divisione tedesca (718ª Divisione Fanteria più un reggimento della
          737ª) e una decina di battaglioni croati tra domobranci e ustaša, per chiudere la via di
          fuga alle formazioni partigiane verso nord-ovest. Viene inoltre stabilito che, avviate le
          operazioni, la linea di demarcazione tra occupazione italiana e tedesca potrà essere su-
          perata indifferentemente dalle rispettive truppe in base alle necessità operative, mentre
          i poteri nelle località sottratte ai partigiani, in attesa che gendarmeria e autorità civili
          croate siano pronte a subentrare, saranno tenuti dalle truppe ivi giunte. Nessuna intesa o
          distinzione è inizialmente prevista per le formazioni ribelli, serbo-nazionaliste (i četnici)









          1   Sull’operazione  “Trio”  si  veda  S.  Loi,  Le operazioni delle unità italiane in Jugoslavia (1941-1943),
             Roma, Stato Maggiore Esercito Ufficio Storico, 1978, pp. 204-208; B. Krizman, Pavelić između Hitlera i
             Mussolinija, Zagreb, Globus, 1980, p. 302 e ss.; M. Dassovich, Fronte jugoslavo 1941-42. Aspetti e momenti
             della presenza militare italiana sull’opposta sponda adriatica durante la seconda guerra mondiale, Udine,
             Del Bianco editore, 1999, pp. 132-139. In merito agli incontri di Abbazia si veda: Archivio dell’Ufficio
             Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (AUSSME), M-3, Documenti italiani, b. 58, fasc. 1, Riunione
             preliminare italo-tedesca, Abbazia, Albergo Cristallo, 2 marzo 1942-XX; id., Riunione italo-tedesco-croata,
             Abbazia, Albergo Cristallo, 3 marzo 1942-XX.
   204   205   206   207   208   209   210   211   212   213   214