Page 211 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          Roma per quanto possibile intende invece tutelare.  Il generale italiano è sicuro che una
          condotta “filo-četnica” possa semplificare le operazioni anti-partigiane e consentire una
          maggiore penetrazione italiana nello Stato Indipendente Croato. Convinto di dover risa-
          nare anche nello spirito le truppe italiane, Roatta definisce un dettagliato programma tra-
          smesso nella nota “Circolare 3C” distribuita ai comandanti di truppa il 1° marzo 1942: il
          generale italiano, oltre alle questioni prettamente militari, affronta i rapporti fra truppe e
          popolazione locale, ritenuti eccessivamente “amichevoli, affabili e non caratterizzati da
          atteggiamenti di superiorità e di conquista da parte degli italiani, atteggiamenti più con-
          soni alle aspirazioni imperialiste dell’Italia e al desiderio di annientamento delle forze
          nemiche”. Viene quindi rinvigorito l’indottrinamento delle truppe, propagando tra i sol-
          dati l’idea di una guerra combattuta dalla “civiltà” contro la “barbarie slavo-comunista”,
          pronta – con una guerriglia “infamante e immorale” – ad attaccare e devastare “i valori
          culturali e materiali della Patria”. È necessario ripudiare le qualità del “bono italiano”: il
          trattamento per i partigiani non deve essere sintetizzato in “dente per dente” ma in “testa
          per dente”. Roatta assicura i propri comandanti di non preoccuparsi delle conseguenze:
          “eccessi di reazione compiuti in buona fede non saranno perseguiti”. 5
             I militari italiani durante l’anno sono di conseguenza impegnati quasi esclusivamente
          in attività contro-insurrezionali, effettuate in tutto il territorio occupato. Il movimento
          di ribellione si dimostra sempre più minaccioso: l’afflusso di consistenti nuclei ribelli
          dalla Serbia in seguito alle operazioni tedesche, l’aumento della popolazione spinta nei
          boschi dalla fame e dalle persecuzioni e il reclutamento effettuato dai četnici in alcune
          località da essi controllate, hanno rafforzato le bande e reso più intensa ed aggressiva
          la loro attività. Aumenta la pressione su alcune città (Sarajevo, Travnik, Kladanj, Tuzla,
          Banja Luka) e villaggi della Bosnia, allo scopo di trovare luoghi adatti per trascorrere
          4    La classe dirigente croata, a causa dei territori dalmati annessi all’Italia e di quelli occupati dagli italiani
             all’interno dello Stato Indipendente Croato, sembra dimostrare una crescente avversione all’alleato italiano.
             Il Poglavnik Ante Pavelić nei mesi precedenti ha già chiesto esplicitamente, se non l’allontanamento delle
             truppe, almeno la limitazione dei poteri italiani nella “seconda zona” d’occupazione. Gli ustaša sostengono
             che  il  territorio  occupato  dagli  italiani  sia  in  pieno  fermento  insurrezionale  a  causa  della  politica  di
             “pacificazione” e “normalizzazione” tra nazionalità jugoslave perseguita dalla 2ª Armata e a causa delle
             connivenze di quest’ultima con i četnici, che impediscono alla “sovrana potestà croata” di assicurare l’ordine
             e il regolare svolgersi della vita quotidiana. Le autorità militari italiane affermano invece che la situazione
             caotica  generatasi  nello  Stato  Indipendente  Croato  sia  dovuta  esclusivamente  alle  atrocità  dagli  ustaša
             riservate alla minoranza serba. Ibidem, M-3, b. 61, fasc. 5, Comando 2ª Armata, Ufficio Operazioni, a Stato
             Maggiore R. Esercito-Ufficio Operazioni, prot. n. 810, segreto, oggetto: Politica croata nei territori della
             2ª e 3ª zona, f.to il Generale Comandante designato d’Armata V. Ambrosio, P.M.10, 15 gennaio 1942-XX;
             ibidem, b. 5, fasc. 4, Carteggio Comando Supremo situazione Croazia (IT 94), Lettera dello S.M.R.E. sulla
             politica croata nei territori della 2ª e 3ª zona, Stato Maggiore R. Esercito, Ufficio Operazioni I-Sez. 3ª, a
             Comando Supremo, prot. n. 1141,  oggetto: Politica croata, f.to Ambrosio, P.M.9, 24 gennaio 1942-XX.
          5  Alla “Circolare 3C” disposta nel marzo del 1942 segue una seconda versione diffusa il 1° dicembre dello
             stesso anno. Il documento è conservato anche in Hrvatski Državni Arhiv (HDA), 1210, Popis dokumenata
             Talijanske Vojske 1941-1943, kut. 2, 2. Armija 118-168, VI zbor 1941/1942 169-212, Glavna Komanda
             Oružanih  Snaga  “Slovenia-Dalmazia”,  2. Armija,  Cirkular  br.  3C,  Raspođela  do  komandanata  bataljona
             i do odgovarajuće jedinice ili ustanove, 1 decembra 1942-XXI. Si veda inoltre M. Legnani, Il “ginger”
             del generale Roatta. Le direttive della 2ª Armata sulla repressione antipartigiana in Slovenia e Croazia, in
             Italia contemporanea, n. 209-210, dicembre 1997 - marzo 1998, pp. 155-174; G. Oliva, “Si ammazza troppo
             poco”. I crimini di guerra italiani 1940-43, Milano, Mondadori, 2007, pp. 171-201.
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