Page 211 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 211
851
ActA
4
Roma per quanto possibile intende invece tutelare. Il generale italiano è sicuro che una
condotta “filo-četnica” possa semplificare le operazioni anti-partigiane e consentire una
maggiore penetrazione italiana nello Stato Indipendente Croato. Convinto di dover risa-
nare anche nello spirito le truppe italiane, Roatta definisce un dettagliato programma tra-
smesso nella nota “Circolare 3C” distribuita ai comandanti di truppa il 1° marzo 1942: il
generale italiano, oltre alle questioni prettamente militari, affronta i rapporti fra truppe e
popolazione locale, ritenuti eccessivamente “amichevoli, affabili e non caratterizzati da
atteggiamenti di superiorità e di conquista da parte degli italiani, atteggiamenti più con-
soni alle aspirazioni imperialiste dell’Italia e al desiderio di annientamento delle forze
nemiche”. Viene quindi rinvigorito l’indottrinamento delle truppe, propagando tra i sol-
dati l’idea di una guerra combattuta dalla “civiltà” contro la “barbarie slavo-comunista”,
pronta – con una guerriglia “infamante e immorale” – ad attaccare e devastare “i valori
culturali e materiali della Patria”. È necessario ripudiare le qualità del “bono italiano”: il
trattamento per i partigiani non deve essere sintetizzato in “dente per dente” ma in “testa
per dente”. Roatta assicura i propri comandanti di non preoccuparsi delle conseguenze:
“eccessi di reazione compiuti in buona fede non saranno perseguiti”. 5
I militari italiani durante l’anno sono di conseguenza impegnati quasi esclusivamente
in attività contro-insurrezionali, effettuate in tutto il territorio occupato. Il movimento
di ribellione si dimostra sempre più minaccioso: l’afflusso di consistenti nuclei ribelli
dalla Serbia in seguito alle operazioni tedesche, l’aumento della popolazione spinta nei
boschi dalla fame e dalle persecuzioni e il reclutamento effettuato dai četnici in alcune
località da essi controllate, hanno rafforzato le bande e reso più intensa ed aggressiva
la loro attività. Aumenta la pressione su alcune città (Sarajevo, Travnik, Kladanj, Tuzla,
Banja Luka) e villaggi della Bosnia, allo scopo di trovare luoghi adatti per trascorrere
4 La classe dirigente croata, a causa dei territori dalmati annessi all’Italia e di quelli occupati dagli italiani
all’interno dello Stato Indipendente Croato, sembra dimostrare una crescente avversione all’alleato italiano.
Il Poglavnik Ante Pavelić nei mesi precedenti ha già chiesto esplicitamente, se non l’allontanamento delle
truppe, almeno la limitazione dei poteri italiani nella “seconda zona” d’occupazione. Gli ustaša sostengono
che il territorio occupato dagli italiani sia in pieno fermento insurrezionale a causa della politica di
“pacificazione” e “normalizzazione” tra nazionalità jugoslave perseguita dalla 2ª Armata e a causa delle
connivenze di quest’ultima con i četnici, che impediscono alla “sovrana potestà croata” di assicurare l’ordine
e il regolare svolgersi della vita quotidiana. Le autorità militari italiane affermano invece che la situazione
caotica generatasi nello Stato Indipendente Croato sia dovuta esclusivamente alle atrocità dagli ustaša
riservate alla minoranza serba. Ibidem, M-3, b. 61, fasc. 5, Comando 2ª Armata, Ufficio Operazioni, a Stato
Maggiore R. Esercito-Ufficio Operazioni, prot. n. 810, segreto, oggetto: Politica croata nei territori della
2ª e 3ª zona, f.to il Generale Comandante designato d’Armata V. Ambrosio, P.M.10, 15 gennaio 1942-XX;
ibidem, b. 5, fasc. 4, Carteggio Comando Supremo situazione Croazia (IT 94), Lettera dello S.M.R.E. sulla
politica croata nei territori della 2ª e 3ª zona, Stato Maggiore R. Esercito, Ufficio Operazioni I-Sez. 3ª, a
Comando Supremo, prot. n. 1141, oggetto: Politica croata, f.to Ambrosio, P.M.9, 24 gennaio 1942-XX.
5 Alla “Circolare 3C” disposta nel marzo del 1942 segue una seconda versione diffusa il 1° dicembre dello
stesso anno. Il documento è conservato anche in Hrvatski Državni Arhiv (HDA), 1210, Popis dokumenata
Talijanske Vojske 1941-1943, kut. 2, 2. Armija 118-168, VI zbor 1941/1942 169-212, Glavna Komanda
Oružanih Snaga “Slovenia-Dalmazia”, 2. Armija, Cirkular br. 3C, Raspođela do komandanata bataljona
i do odgovarajuće jedinice ili ustanove, 1 decembra 1942-XXI. Si veda inoltre M. Legnani, Il “ginger”
del generale Roatta. Le direttive della 2ª Armata sulla repressione antipartigiana in Slovenia e Croazia, in
Italia contemporanea, n. 209-210, dicembre 1997 - marzo 1998, pp. 155-174; G. Oliva, “Si ammazza troppo
poco”. I crimini di guerra italiani 1940-43, Milano, Mondadori, 2007, pp. 171-201.

