Page 216 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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856 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
ed annientano o disperdono bande ribelli che tentano di traghettare il fiume. Difficoltà
di rifornimento sono incontrate dalle truppe italiane anche per gli attacchi alle retrovie
respinti a Čajniče, Miljeno e Meljak. Tali episodi portano circa sette-ottocento perdite
tra i partigiani e settanta-ottanta tra le fila della divisione italiana. 16
In seguito, il comando della 2ª Armata avvia la seconda parte del ciclo operativo
(“Trio II”), con l’obiettivo di rastrellare la zona compresa nel quadrilatero Sarajevo-
Kalinovik-Foča-Goražde. Roatta ottiene dai tedeschi il comando diretto delle opera-
zioni al posto di Bader. Le operazioni condotte dalle tre divisioni italiane e dalla 718ª
tedesca, senza il concorso delle truppe croate, cui sono assegnati secondari compiti di
sicurezza sulla sinistra della Drina, iniziano il 10 maggio e durano cinque giorni. Dopo
azioni attuate contro lo sbarramento effettuato dai partigiani, Foča, concentramento di
forze partigiane, è presa l’11 dalla “Pusteria” – infliggendo, solamente nei due giorni
precedenti l’occupazione, circa duecento perdite ai partigiani, in buona parte prigionieri
catturati negli ultimi rastrellamenti e fucilati per rappresaglia – ed il 13 il presidio di
Kalinovik viene sbloccato dalla “Cacciatori delle Alpi”. Il giorno prima, nella zona, si
sono già presentati al comando italiano duecento četnici che annunciano la loro resa e
quella di altri cento serbi armati (il 15 anche il capo di un battaglione musulmano tratta
la resa). Mentre l’aviazione italiana concorre con voli di ricognizione e bombardamenti,
nel settore della “Taurinense” tre battaglioni proletari, per perdite subite e defezioni,
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cessano di esistere. L’area può ormai dirsi “ripulita” delle forze ribelli e l’operazione
“Trio” considerarsi ultimata, con almeno tremila perdite partigiane tra morti, feriti e
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prigionieri. Risultano inoltre disperse formazioni partigiane o individui isolati, che sul
momento portano a quasi cinquemila il numero degli uomini persi da Tito. Nei giorni
successivi, fino alla fine del mese, in nuovi rastrellamenti e durante i movimenti delle
divisioni verso i presidi e le nuove località d’impiego, si hanno ancora scontri armati.
Le due fasi operative “Trio I” e “Trio II”, dal 15 aprile al 15 maggio 1942, sono
dunque mal coordinate di proposito da croati e tedeschi, che agiscono anticipando i
piani italiani. I reparti ustaša della Crna Legija agli ordini del colonnello Francetić,
circa tremilacinquecento uomini tra cui volontari musulmani, occupano gran parte del
territorio a maggioranza ortodossa. Con l’operazione “Trio” lo Stato Maggiore italiano
persegue anche l’intento – politico e non strategico – di estendere l’occupazione oltre
la linea di demarcazione con quella tedesca – temporaneamente decaduta per assicurare
l’efficace svolgimento del ciclo operativo – ponendo un saldo piede nella Bosnia: il
comando tedesco, tuttavia, sembra aver ben chiare le intenzioni italiane ed anticipa l’at-
tacco proprio al fine di escludere la penetrazione italiana, spingendo i partigiani verso
16 A. Biagini, F. Frattolillo, Diario Storico del Comando Supremo, Vol. VII, Tomo I, Scacchiere Croazia e
Bosnia; id., Tomo II, doc. 9, maggio 1942, pp. 31-32; id., Vol. VIII, Tomo I. Anche la “Cacciatori della Alpi”
nel corso dell’avanzata subisce un centinaio di perdite tra morti, feriti e dispersi, contro oltre duecento perdite
partigiane. Nell’intero ciclo operativo dell’aprile-maggio 1942 la divisione infine subirà più di duecento
perdite, contro un totale di oltre cinquecento partigiani uccisi o feriti.
17 Ibidem, Vol. VII, Tomo I, Scacchiere Bosnia, Divisione “Pusteria”, 12 maggio 1942-XX, p. 84; id., Divisione
“Cacciatori”, 13-15 maggio 1942-XX, pp. 91-109.
18 Perdite italiane: 949 uomini; tedesche: 27; croate: 352; četnici: 179. Ibidem, Tomo II, doc. 23, p. 57.

