Page 206 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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846 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
vano, è nell’interno del Paese l’acqua era fornita, in limitata quantità, da poche cisterne.
L’ultima parte dello studio era dedicata a notizie di carattere generale, utili, altresì, a
perfezionare i piani di una possibile penetrazione in territorio bosniaco. Le strade, vista
l’alta pendenza, richiedevano, oltre l’ordinario carreggio, anche di trapelo, un quadru-
pede che si attaccava al carro come rinforzo. I carri militari locali erano bassi, a quattro
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ruote ed erano trainati a due pariglie; il carico era formato in maniera da affrontare,
agilmente, strade non carreggiabili e si poteva caricare su quattro basti che venivano
portati sui carri stessi, convertendo così il traino in someggio. A Bilek, Avtovac, Neve-
sinje vi erano dei defensions lager e sulle alture attorno a Trebinje, Bilek stessa e Mostar
delle opere (werke) munite di cannoniere.
In parecchie località, come a Fojnica, a Mosko e lungo tutta la frontiera con il Monte-
negro vi erano delle postazioni difensive, defensions kaserne, mentre lungo le strade ro-
tabili vi erano presenti dei posti di gendarmeria, costituiti da piccole case, chiuse da muri
perimetrali muniti di piccole feritoie. Tutte queste opere, però, non costituivano grande
valore di resistenza, il loro scopo era quello di essere adoperate contro improvvise som-
mosse popolari e non per proteggersi da regolari operazioni militari, almeno secondo
l’autore dello studio. Inoltre, precedenti lavori stradali, rispetto la data di pubblicazio-
ne dello studio, avevano apportato diverse modifiche all’interno dell’area considerata:
ridotto a rotabile il tronco Imotski-Zupanjac; costruita una nuova rotabile da Imotski a
Mostar; ultimata la tratta Trebinje-Ljubinje; costruita la rotabile Kifino Selo-Ulog; nuo-
va strada da Katuni a Lovrec passando per Vukosice e Menep. Dall’analisi svolta circa
la costa dalmata, da Zara sino a Ragusa, in relazione a operazioni di sbarco che su tale
costa si sarebbero volute compiere, emerse che il tratto che meglio si prestava allo scopo
era quello che da Punta Planka si distendeva sino a Ragusa. In questo tratto, infatti, le
operazioni materiali di sbarco erano favorite: “Dal porto di Spalato con il vicino canale
Castelli e il golfo di Traù; dalla zona costiera posta a Nord del piccolo porto di Makarska;
dal porto di Gravosa-Ragusa con la vicina valle del Breno. Da questo tratto di costa inol-
tre si dipartono le strade che portano in Erzegovina e quelle che portano in Bosnia, senza
attraversare o rasentare l’altipiano croato, ed esse sono così lontane dal punto di raccolta
delle forze austriache che una minaccia da parte di terra alle comunicazioni del corpo
di sbarco richiederebbe un tempo considerevole. Il porto di Sebenico per quanto, come
abbiamo visto, offra buone condizioni per sbarchi pure sia per la facilità con la quale può
essere sbarcato, come pure per il fatto che le strade che da esso muovono verso l’interno
troppo accosto si sviluppano all’altipiano croato, non si può considerare come località
favorevole. Se noi poi teniamo conto dell’azione che il Montenegro potrebbe esercitare
e del sussidio che potrebbe dare in tale operazione, se teniamo conto che le strade che
più prossime corrono al confine del Montenegro si dipartono da Gravosa-Ragusa, e se
consideriamo infine che tali strade, sussidiate anche da una ferrovia, sono quelle che più
direttamente conducono alle capitali dell’Erzegovina e della Bosnia e che in pari tempo
sono le più lontane dal principale teatro delle operazioni, si viene alla conclusione che
fra i punti favorevoli indicati per sbarchi, Gravosa-Ragusa, con la vicina Valle di Breno
41 Coppia di cavalli da tiro molto simili nella statura, nell’aspetto somatico e spesso anche nel colore del man-
tello.

