Page 202 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           tà di circa 8 metri, il porto di Sebenico di 40 m., quello di Spalato di 10 m.; presso la foce
           della Narenta il mare è profondo circa 15 metri, nei canali di Curzola e di Meleda dai 60
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           agli 80 m., e nel porto di Gravosa oltre i 20 metri”.  La profondità del mare aumentava
           con l’allontanarsi dalla costa, così a una distanza di circa dieci chilometri si calcolò una
           profondità di 150 metri, mentre a circa quaranta chilometri il fondale misurava circa
           mille metri. L’analisi proseguiva illustrando l’aspetto dei fondali dell’area in oggetto,
           essi erano prevalentemente fangosi, vicino la costa, talvolta sabbiosi, altre rocciosi. Il
           tratto di litorale considerato era frastagliato, ricco di insenature naturali e golfi che,
           anche se non avrebbero permesso l’approdo, a causa dell’altezza della costa, potevano
           costituire punti di riparo alle navi durante possibili tempeste.  Da Zara a Sebenico, seb-
           bene le alture degradassero verso il mare, la costa non era adatta a sbarchi, solo il porto,
           ampio e ben riparato. A sud di Sebenico vi erano altri porti e punti di sbarco possibili in
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           buona quantità, nei pressi di Almissa (Omiš), Makarska e Gravosa (Gruž).
              Lo studio commissionato dal Capo di Stato Maggiore Saletta passava, quindi, a il-
           lustrare le condizioni sanitarie e il clima dell’area individuata per un possibile sbarco.
           Presso la costa:

              “Domina clima marittimo; nelle parti situate più in alto clima continentale. Tuttavia
           a punti di eguale altezza corrispondono spesso diversissime condizioni di clima, dovute
           all’andamento dei rilievi, e quindi alla loro esposizione ai venti, ed al carattere carsico
           della regione. Lungo la costa si gode in generale un clima mite, dimostrato anche dal
           genere di flora che in essa si sviluppa; tuttavia tolgono in parte questo carattere di mitez-
           za i venti che talvolta spirano con caratteristica violenza; di questi il più forte è la Bora.
           Le condizioni sanitarie sono sfavorevoli nel territorio costiero più che nell’interno. I
           mesi più malsani sono il luglio e l’agosto; mentre quelli meno funestati da malattie sono
           i mesi di ottobre e novembre”.  La terza parte del documento riguardava l’analisi dei
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           porti. Il porto di Sebenico, in primis, era indicato come il più adatto al ricovero di una
           cospicua flotta e a importanti operazioni di sbarco, per la sua grandezza e sicurezza.
           Anche se, il canale di S. Antonio attraverso il quale vi si accedeva, si presentava stretto
           e quindi sarebbe stato difeso facilmente, perciò se ne scongiurò l’ipotesi di utilizzarlo.
           Per occupare, quindi, la città di Sebenico si sarebbero dovuti operare sbarchi immedia-
           tamente a nord-ovest o sud-est del citato porto o, in ultima analisi, sulla spiaggia del
           canale di S. Antonio vicino l’isola di Zlarin. Tale riva costituiva, infatti, un punto di
           sbarco ottimale in virtù della lunghezza, circa quattro chilometri sino a Punta Garmina,
           e dei fondali sabbiosi, tranne alcuni punti rocciosi poco praticabili. A sud del vecchio
           porto di Sebenico e sino a quello di Rogoznica, per un tratto di circa quindici chilometri,
           la costa si presentava frastagliata e offriva, altresì, una serie di piccoli porti e di rade
           dove sfociavano una serie di strade che congiungevano le rotabili “Sebenico-Traù (Tro-
           gir)” e “Capocesto-Traù”. Caratteristica fondamentale di questo tratto di litoranea, come
           evidenziato, era la mancanza delle isole a protezione della costa, per cui non vi erano

           30  Ivi, p.8.
           31  Quartiere periferico della città di Dubrovnik.
           32  AUSSME, G22, b.28, fasc. 187, cit., pp.9-11.
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