Page 198 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 198

838                                XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm

           tralasciare rapporti amichevoli con le altre potenze. Nel corso della “vertenza cinese”,
           Delcassé e Barrére si mostrarono, tuttavia, concilianti, in contrasto con l’atteggiamento
           distaccato nutrito dall’Inghilterra. La disponibilità francese, per la questione delle isole
           cinesi, convinse Visconti Venosta, appoggiato da Tornielli, a riprendere i discorsi su
           Tripoli. Del resto, il diradarsi della prospettiva di un’alleanza anglo-tedesca nel 1898 e
           il coevo riavvicinamento franco-inglese dopo Fascioda, aprirono occasione nuove alla
           diplomazia italiana. Ferma restando l’intenzione di mantenere la Triplice quale pilastro
           della politica estera, la possibilità offerta dall’evoluzione del quadro internazionale di-
           pinse una serie di opzioni nuove tutte da verificare. Nel momento in cui si consumò un
           raffreddamento dei rapporti tra Inghilterra e Impero tedesco, la garanzia di mantenimen-
           to dello status quo nel Mediterraneo, per l’Italia, venne a mancare improvvisamente.
           Chiaro, quindi, che un’intesa bilaterale con la repubblica francese potesse rappresentare,
           per Visconti Venosta, la soluzione preferibile per l’Italia. Il governo francese, attraverso
           Barrére, propose di dichiarare la sua non opposizione a un’eventuale estensione dell’in-
           fluenza italiana alla Tripolitania-Cirenaica, contro affine assicurazione dell’Italia di non
                                                                            23
           opporsi a un ipotetico allargamento della presenza francese nel Marocco.  Visconti, ad
           ogni modo, esitò circa il da farsi, riteneva necessario, prima di arrivare a una conclu-
           sione, garantirsi prima le reali intenzioni della Francia, inoltre bisognava realizzare un
           accordo conciliabile con la Triplice. Bülow, divenuto cancelliere nell’ottobre del 1900,
           riteneva ancora valido il trattato italo-tedesco del 1887, non alterato nel 1891, che im-
           pegnava l’Impero germanico a considerare come casus foderis qualsivoglia tentativo di
           sconfinamento della Francia a est della Tunisia.
              La situazione si prospettò, quindi, di non facile soluzione. Nel corso del dicembre
           1900, l’ambasciatore francese affermava a Visconti Venosta di avere l’autorizzazione a
           procedere allo scambio di note con l’Italia e a procurare chiarimenti sulla convenzio-
           ne anglo-francese del 21 marzo 1899. Il ministro degli Esteri italiano illustrò, quindi,
           le proprie idee in merito, affermando che riguardo al Marocco l’azione della Francia
           mirava a garantirne i diritti e che se, tuttavia, in futuro si fossero adoperati mutamenti
           territoriali, l’Italia si sarebbe riservata il diritto di estendere, eventualmente, la propria
                                             24
           influenza nella Tripolitania-Cirenaica.   Questo breve ma significativo scambio di note
           rappresentò l’intesa italo-francese sul Marocco e la Tripolitania. Conclusa la “questione
           coloniale africana”, almeno per il momento, Visconti Venosta si adoperò per dirimere
           quella “albanese”, con la chiara intenzione di porre “nero su bianco” quanto stabilito a
           voce durante l’incontro di Monza. Lo scambio di note, tramite Nigra, con Goluchowski
           fu breve e portò al perfezionamento nel febbraio 1901.
              Tre i punti affrontati: mantenimento dello status quo in Albania, qualora non fosse
           stato possibile, impegno ad appoggiare le modifiche per l’autonomia; ricerca recipro-
           ca di una politica comune nell’area. Questo testo fu l’ultimo documento politico del
           marchese Emilio Visconti Venosta che, ai successori, lasciò in eredità cinque anni di
           sensibili risultati in politica estera, gettando le basi per la futura sicurezza del Regno.

           23  Cfr. Visconti Venosta a Tornielli, lettera particolare del 18 febbraio 1900, in DDI, IIIª serie 1896-1907, vol.
              III, doc.372.
           24  Cfr. Visconti Venosta a Barrére, 16 dicembre 1900, in DDI, IIIª serie 1896-1907, vol. IV, doc.586.
   193   194   195   196   197   198   199   200   201   202   203