Page 193 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 193

833
          ActA
          su Tripoli. Il governo imperiale tedesco rifiutò, però, di considerare tale richiesta perché,
          come illustrò l’ambasciatore tedesco Bernhard von Bülow al presidente del consiglio,
          contemplando la dichiarazione “un caso estraneo da ogni ragionevole pensiero”, ovvero
          un’alleanza anglo-francese contro la Triplice, il suo ripristino avrebbe accentuato “il
          carattere esclusivamente ostile alla Russia e alla Francia che è proprio della Triplice
                   10
          alleanza”.  Di Rudinì fece tuttavia osservare all’ambasciatore che, “pur considerando
          come esclusa un’alleanza dell’Inghilterra e della Francia contro la Triplice, credeva suo
          dovere di dire che l’Italia […], si sarebbe trovata sempre, a causa della sua posizione
          geografica, nella impossibilità di lottare contro le due più grandi potenze marittime”. 11
             L’Impero austro-ungarico, quindi, si adeguò al punto di vista tedesco, Caetani e di
          Rudinì chiusero infine la questione. Il nuovo presidente del Consiglio non voleva uscire
          dall’alleanza con gli imperi centrali, ma avrebbe voluto rafforzare l’intesa mediterranea
          con l’Inghilterra, sua aspirazione che fin dal 1891, e parimenti migliorare le relazioni
          italo-francesi e con la Russia. Il 10 luglio 1896, le dimissioni del ministro della Guerra
          Ricotti provocarono una crisi di governo, il nocciolo della questione era rappresentato
          dalla presentazione di una proposta mirante alla riduzione delle spese di bilancio dell’e-
          sercito, fortemente osteggiata dal re. Ciò provocò una battuta d’arresto alle trattative con
          la repubblica francese. Nasceva così il terzo governo del marchese di Rudinì, con Luigi
          Pelloux alla Guerra e Emilio Visconti Venosta agli Esteri. Il generale Pelloux fu scelto,
          in particolare, perché favorevole all’aumento delle spese militari e al mantenimento de-
          gli organici ai livelli esistenti al momento. Il ministro degli Esteri fu chiamato in causa
          per imprimere un deciso riavvicinamento con la Francia. Il marchese Visconti Venosta
          rientrò, quindi, alla Consulta dopo quasi venti anni, ripensando ai numerosi collaborato-
          ri scomparsi, come Luigi Corti e Carlo Felice Nicolis conte di Robilant, nel 1888 o Luigi
          Maria Edoardo de Launay morto nel 1892. Ritrovava, altresì, Costantino Nigra, uno dei
          più autorevoli ambasciatori italiani, che si mise subito a disposizione del nuovo ministro
          degli Esteri. La “questione di Tunisi” preoccupava Visconti Venosta, la Francia aveva
          denunciato il trattato italo-tunisino di commercio e navigazione del 1868, ormai prossi-
          mo alla scadenza. Il ministero Rudinì-Sermoneta avanzò l’idea di legare l’affare tunisi-
          no al regolamento dei rapporti commerciali tra l’Italia e la Francia, ma dal Quai d’Orsay
          non si ebbero risposte incoraggianti in tal senso. Vi erano due possibilità: abbandonare
          il negoziato, in attesa di tempi migliori, oppure stipulare un trattato che non prevedes-
          se l’annoso problema delle capitolazioni. La seconda fu la possibilità scelta, infine, da
          Visconti Venosta, sostenuto abilmente da Tornielli, che portò alla firma delle nuove con-
                                       12
          venzioni tunisine il 28 settembre.  Rispetto della nazionalità italiana, in primis, equipa-
          razione degli italiani ai francesi e ai tunisini, autonomia degli istituti e delle associazioni
          italiane. Infine i due Paesi si accordarono la clausola della nazione più favorita in mate-

          10   Marchese di Rudinì a Nigra, telegramma del 3 aprile 1896. Ivi, doc.53.
          11   Ibidem.
          12   Gli accordi firmati a Parigi il 28 settembre 1896 consentirono agli Italiani di mantenere la propria nazionalità
             senza nessun tipo di scadenza, con un passaggio naturale dunque da padre in figlio, di conservare l’autonomia
             delle scuole, sebbene con il mantenimento dello statu quo, e delle associazioni culturali, di poter esercitare
             liberamente le proprie attività professionali.
   188   189   190   191   192   193   194   195   196   197   198