Page 192 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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832 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
no, visti i comuni interessi, ordinò all’esercito egiziano, al comando di Horatio Herbert
Kitchener, di riconquistare il Sudan e avanzare su Dongola (Dunqulā). 5
Robert Gascoyne-Cecil, marchese di Salisbury confidò, infatti, a sir Evelyn Baring
conte di Cromer, console generale in Egitto, che la decisone era “ispirata soprattutto dal
desiderio di aiutare gli italiani a Kassala […] oltre che di impedire ai dervisci di conqui-
stare un grande successo che potrebbe avere gravi conseguenze, e di consentire all’Egit-
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to di mettere piede sull’alto corso del Nilo”. Nel frattempo anche il regio esercito aveva
ripreso l’azione militare, il generale Antonio Baldissera, che sostituì Oreste Baratieri al
comando delle truppe in Africa, ruppe l’assedio di Adigrat, battendo i dervisci e pren-
dendo Cassala (Kassala), liberata definitivamente nell’aprile del 1896. Ottenuti questi
successi furono intraprese, dal governo italiano, le trattative di pace con l’Etiopia. Alla
base del difficile negoziato c’era la querelle legata all’abbandono del trattato di Uccialli
che nel testo italiano, in contrasto con quello amarico, attribuiva al Regno d’Italia i di-
ritti di potenza protettrice. Il governo, infatti, era propenso all’abrogazione ma avrebbe
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voluto impedire che Menelik accettasse il protettorato di altre potenze europee. Ri-
chiesta, questa, che fu contestata aspramente da Menelik, che la considerava una palese
diminuzione della propria sovranità, ma su cui l’Italia puntava. Nel mentre si lavorava
alla pace con il negus, bisognava ricostruire i rapporti con le altre potenze europee, in
particolar modo con la Francia e la Russia. Caetani era fermamente convinto che vi era il
bisogno di migliorare i rapporti tra Roma e Parigi, non è un caso, quindi, che due giorni
dopo il varo del suo governo si fosse recato a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di
Francia, per incontrarvi Albert Billot. Egli, nell’ambito dell’intricata politica estera eu-
ropea dell’epoca, si proponeva di ricucire i rapporti con la vicina repubblica, portandoli,
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altresì, al livello d’intesa esistente tra la Francia e l’Impero austro-ungarico. Il citare
l’Austria non fu casuale, l’Impero asburgico era, infatti, membro della Triplice, ma ciò
non inficiava le sue buone relazioni con la repubblica francese. Il momento cruciale
sulla reale possibilità di riavvicinamento tra le due potenze latine era rappresentato dal
rinnovo della Triplice. Secondo l’art. XIV dei patti del 1891, qualora nessuna delle parti
contraenti avesse denunciato, entro il maggio 1896, l’alleanza, essa si sarebbe intesa
prorogata per altri sei anni, cioè fino al maggio 1903. Il marchese siciliano di Rudinì si
affrettò ad assicurare i governi di Vienna e Berlino circa la sua intenzione di non voler
disdire il trattato, ma chiedeva, altresì, che fosse considerata ancora in vigore la dichia-
razione di Mancini del 1882, secondo la quale la Triplice non avrebbe mai potuto essere
diretta contro l’Inghilterra. Inoltre, ciò che più preoccupava il neo presidente del Consi-
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glio italiano era la possibilità che Francia e Inghilterra, in ottimi rapporti, si accordassero
5 Cfr. G.H. Cassar, Kitchener: Architect of Victory, Kimber, London, 1977.
6 R.E. Robinson, La spartizione dell’Africa, in Storia del mondo moderno, vol. XI, L’espansione coloniale e i
problemi sociali (1870-1898), Milano, 1970, p.788.
7 Cfr. A. Del Boca, Italiani in Africa Orientale: La caduta dell’Impero, Laterza, Bari, 1986.
8 M. Belardinelli, Un esperimento liberal-conservatore: i governi di Rudinì (1896-1898), Roma, 1976,
p.62.
9 Cfr. Caetani a Nigra e Lanza, dispaccio riservatissimo del 26 marzo 1896, in DDI, IIIª serie 1896-1907, vol.I,
doc.40.

