Page 195 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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frangente, da parte dell’Impero austro-ungarico una qualsiasi azione di cui la Francia
avrebbe potuto approfittare per occupare la Tripolitania. Lanza aveva però fatto sapere
che a Berlino non si vedeva di buon occhio questo richiamo agli impegni previsti dal
trattato d’alleanza, anzi si cercava di non distogliere la Consulta da un atto che avesse
creduto vantaggioso per togliere di mezzo sospetti ed equivoci nelle relazioni dell’Italia
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con la Francia. Il legame stretto tra il riavvicinamento franco-italiano e la lealtà verso
la Triplice era destinato a segnare il futuro prossimo del Regno d’Italia. Visconti Venosta
aveva sempre chiarito che l’obiettivo della sua gestione sarebbe stato quello di miglio-
rare le relazioni con la Francia, in virtù di ciò si sarebbero raggiunti vantaggi di ordine
pratico ovvero economici e finanziari. Sul piano politico esponevano, di certo, l’Italia al
rischio di trovarsi sola a fronteggiare le questioni mediterranee, a meno che la Francia
non avesse fatto scattare il casus foderis. Tornielli, quindi, fu incaricato di tastare le re-
ali intenzioni del ministro degli Esteri francese Gabriel Hanotaux, per capire fino a che
punto egli fosse disposto a spingersi circa lo status quo in Tripolitania.
Cavilli burocratici, di forma e contenuto, bloccarono le trattative tra i due ministri,
Visconti Venosta, inoltre, ordinò a Tornielli di astenersi dal prendere ulteriori iniziati-
ve, anche per ciò che riguardava Tripoli, almeno fino a quando Hanotaux non avesse
ritenuto di riaprire la discussione. Il ministro valtellinese intendeva, infatti, dividere
le due trattative: una cosa era l’accordo per la Tripolitania, altra quello commerciale.
Congelato il primo si riprese a parlare del secondo. Ripresero, quindi, in via segreta, i
colloqui italo-francesi per la conclusione dell’accordo tecnico che proseguirono, altresì,
in maniera lenta e farraginosa, soprattutto per l’ostruzionismo degli ambienti protezio-
nistici francesi. A rallentarne lo svolgimento vi contribuì anche la notizia del viaggio di
Umberto I a Homburg, in Germania, per assistere alle grandi manovre dell’esercito im-
periale tedesco. L’invito fu oggetto di numerose critiche da parte dell’opinione pubblica
e del parlamento italiano che biasimarono la condotta di Venosta per non avere indotto
il re a respingere un invito, così compromettente, nel corso dei non facili negoziati con
la Francia. Tuttavia, nonostante la ferma volontà del nuovo governo italiano, i negoziati
erano ancora delle ipotesi, nulla più. Tramite la stessa sagacia politica Visconti Venosta
affrontò la “questione balcanica”. La rivolta di Creta e la guerra greco-turca che n’era
seguita avevano costretto le grandi potenze europee a intervenire, manu militari, per
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impedire che il conflitto si propagasse in tutta l’area dei Balcani. Italiani e francesi si
erano schierati con i cretesi a sostegno dell’effettiva autonomia dell’isola, mentre il go-
verno inglese, impegnato nella riconquista del Sudan, pur concorde con la linea franco-
italiana, assunse un atteggiamento alquanto distaccato.
La Russia e i due imperi centrali si espressero in favore del mantenimento dello
status quo. Gli alleati di sistemi diplomatici avversi, quindi, si schierarono in campi
opposti, una situazione intricata della quale Visconti Venosta, al momento, non vedeva
facile soluzione. Nel frattempo, l’imperatore Francesco Giuseppe si recò a Pietroburgo
in visita da Nicola II, diretta conseguenza dell’incontro fu l’accordo stipulato il 5 mag-
15 Cfr. Lanza a Visconti Venosta, lettera particolare del 25 marzo 1897, in DDI, IIIª serie, 1896-1907, vol.I,
doc.403.
16 Cfr. A. Biagini, Momenti di Storia Balcanica (1878-1914), USSME, Roma, 1981.

