Page 194 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           ria di navigazione mercantile. Le linee di condotta per il riavvicinamento con la Francia,
           furono illustrate con chiarezza dal ministro fin dal suo esordio alla Consulta, come detto,
           e portarono in breve tempo a risolvere il “nodo Tunisi” e a migliorare, di conseguenza,
           le relazioni italo-francesi. Visconti Venosta, quindi, si concentrò a chiudere la querelle
           abissina, passando per la Russia, in virtù del fatto che russi e francesi avevano ostacolato
           l’azione dell’Italia in Etiopia. Cercare di intraprendere buoni rapporti diplomatici con la
           Russia, per raggiungere la pace con Menelik, rappresentava una opportunità importante
           per sbloccare una situazione che vedeva il pieno stallo delle trattative. Il maggiore medi-
           co della Marina Cesare Nerazzini, plenipotenziario per trattare con Menelik, indirizzò a
           Roma le condizioni poste dall’imperatore: completa abrogazione del trattato di Uccialli,
           riconoscimento della piena indipendenza dell’Etiopia, sgombero del forte di Adigrat e
           restituzione dei prigionieri a pace conclusa.
              Il ministero degli Esteri accettò le condizioni poste da Menelik e, tramite Nerazzini,
           firmò, il 26 ottobre, in Addis Abeba il trattato di pace che annullava quello di Uccialli
           del 2 maggio 1889. Fu riconosciuta l’indipendenza dell’Impero etiopico quale Stato
           sovrano e si stabilì che entro un anno si sarebbero fissate le frontiere tra Eritrea ed Etio-
           pia, decise, in via del tutto provvisoria, dal corso dei fiumi Mareb, Belesa e Muna. Era
           il primo risultato importante della “politica di raccoglimento” che Rudinì annunciò fin
           dal giorno del suo secondo Ministero, in netto contrasto con le mire espansionistiche del
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           suo predecessore.  Pace abissina e accordo italo-francese per la Tunisia indicarono il
           “nuovo corso” dell’azione estera del Regno d’Italia. Rimaneva il rinnovo della Tripli-
           ce a turbare i piani del nuovo ministro degli Esteri siciliano. Secondo gli ambienti più
           vicini alla Consulta, nulla vietava, seguendo l’esempio dell’accordo russo-tedesco del
           1890, di concludere accordi pacifici con altri interlocutori internazionali, rispondenti a
           interessi nazionali. Attraverso questo ragionamento l’Italia stava tentando di ristabilire
           normali rapporti diplomatici con la Francia. Ciò non significava rimettere in discussione
           la Triplice, ormai tacitamente rinnovata per altri sei anni (fino al 1902), piuttosto iniziare
           a porre le basi per un suo restauro, adeguando l’alleanza alla realtà mutata dell’epoca.
           Durante l’aprile del 1897 si diffuse la notizia che truppe coloniali francesi, munite di ar-
           mamenti straordinari, fossero concentrate al confine con la Tripolitania. Un’eventualità
           del genere avrebbe posto una serie di problemi internazionali correlati,  cui il governo
           italiano doveva riporre massima attenzione. La Triplice, infatti, affermava che l’Impero
           tedesco avrebbe assistito il Regno d’Italia qualora la Francia avesse occupato la Tripo-
           litania. Inoltre, un’altra situazione preoccupava non poco Visconti Venosta: quella dei
           Balcani. Il ministro degli Affari Esteri temeva che un’eventuale azione armata austriaca,
           in quelle regioni, potesse sfociare in una occupazione, scatenando un possibile “effetto
           domino” che avrebbe offerto alla repubblica francese l’occasione per intervenire a Tri-
           poli.
               Agenor Gołuchowski assicurava, intanto, il suo preciso intendimento di voler mante-
           nere lo status quo nei Balcani e che, qualora avesse cambiato idea, si sarebbe accordato
           con il governo italiano in caso di mutamenti in quell’area.  Pertanto fu esclusa, in quel
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           13  G. Giordano, cit., p.362.
           14  Per approfondire vedi A.J. May, La monarchia asburgica 1867-1914, Il Mulino, Bologna, 1991.
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