Page 197 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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Barrére e dal ministro degli Esteri Théophile Delcassé. Essi riuscirono a sostituire
all’atteggiamento tradizionale della politica francese, che pretendeva come condizione
preliminare a qualsivoglia accordo l’abbandono da parte dell’Italia della Triplice, una
visione realistica del problema. La coeva crisi di Fascioda bloccò lo sviluppo di questo
riavvicinamento, poiché la prospettiva di uno scontro navale tra la Francia e l’Inghilterra
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nel Mar Mediterraneo turbò il governo italiano che, con solerzia, si dichiarò neutrale.
La preoccupazione maggiore di Canevaro fu che Londra e Parigi potessero accor-
darsi, circa le questioni africane, a danno di Roma. Ad ogni modo, il 21 marzo 1899
Salisbury e l’ambasciatore francese a Londra, Paul Cambon, siglarono una convenzione
attraverso la quale la Francia rinunciava alle sue mire sul Nilo in cambio della possibilità
di occupare la vasta area a nord-est del lago Ciad. Canevaro cercò di seguire la strada
intrapresa dal suo predecessore, cioè mantenere buoni rapporti con la Francia, senza
lasciarsi attirare nella sua orbita e, nel contempo, mantenere stabili e cordiali intese con
gl’imperi centrali, suoi alleati. Intanto in Estremo Oriente una nuova questione occupò
l’agenda estera del nuovo ministro: l’Italia desiderava ottenere dalla Cina la concessione
di alcune isolette situate nella baia di San Mun. Interpellato a tal proposito, il governo
inglese assicurò il suo placet all’operazione, purché non vi si fosse usata la forza. Cane-
varo, quindi, inviò istruzioni al ministro De Martino a Pechino per richiedere l’affitto di
una stazione navale nella baia di San Mun e il riconoscimento dell’esclusiva influenza
italiana sul Chekiang. Inaspettatamente, però, il governo cinese respinse la proposta di
negoziato, rimandandola al mittente, né si lasciò illudere dall’ultimatum che, in caso di
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risposta negativa, avrebbe eseguito un’occupazione di fatto. Questa ipotesi smorzò il
governo inglese che si affrettò ad affermare che non avrebbe appoggiato l’Italia in caso
di uso della forza militare nei confronti della Cina.
Canevaro decise, quindi, di non proseguire oltre e di sospendere la consegna dell’ul-
timatum che, tuttavia, forse per un difetto di comunicazione, l’11 marzo 1899 De Mar-
tino recapitò, generando un’ondata di critiche e, in particolar modo, una forte crisi di
governo che si dimise. Pelloux procedette a formare un nuovo governo richiamando
Visconti Venosta nuovamente a ricoprire la carica di ministro degli Esteri. Il milanese
puntò nuovamente alla sua “politica di raccoglimento”, cercando di smorzare i “danni”
del suo predecessore ricucendone, con cura, i pezzi andati stracciati. Riconfermò, per-
ciò, l’intento di preservare la Triplice Alleanza, salda base della sua politica estera, senza
20 Camille Barrére nel 1898 fu trasferito all’ambasciata di Roma allorché il gabinetto Di Rudinì-Visconti Ve-
nosta tendeva visibilmente a un riavvicinamento italo-francese. Sin dalla fine di quell’anno egli seppe trarre
profitto dalle mutate disposizioni del governo italiano per concludere un accordo commerciale, al quale altri
ben presto ne seguirono di maggiore portata politica, primo tra questi l’impegno dell’Italia a lasciare mano
libera alla Francia nel Marocco, purché fosse garantita all’Italia reciprocità nella Libia. Nel 1901 un protocol-
lo consacrò i risultati di trattative per delimitare le frontiere fra i possessi italiani e francesi nel Mar Rosso e
nel golfo di Aden. Tolta quindi ogni possibilità alla Triplice di assumere un carattere offensivo, per lo meno
in quanto riguardasse la partecipazione dell’Italia, questa mantenne infatti nella conferenza d’Algeciras un
contegno conciliante verso la Francia tale da stupire e irritare gl’Imperi centrali. Cfr. J. Laroche, Quinze ans
à Rome avec Camille Barrère, 1898-1913, Plon, Paris, 1948.
21 Cfr. P. Wright, Conflict on the Nile, The Fashoda incident of 1898, Heinemann, London, 1972.
22 R. Quartararo, L’affare di San Mun. Un episodio dell’imperialismo coloniale italiano alla fine del secolo XIX,
in «Clio», n.3, 1997, pp.453-498.

