Page 203 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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sbarramenti naturali che potessero rallentare le operazioni di sbarco. Gli altri due porti
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citati, quello di Rogoznica e di Capocesto, venivano giudicati di “poca importanza”.
Essi sarebbero potuti servire, insieme ad altri punti della costa da Sebenico a Traù, per
sbarchi sussidiari a quelli possibili presso Traù stessa o nel Canale Castelli. Era un va-
sto porto naturale formato dall’isoletta di Traù, su cui sorgeva la città, dall’isola di Bua
(Čiovo) e dalla costa occidentale di quest’ultima.
L’isola di Bua formava, poi, assieme alla sua costa orientale, un altro vasto porto,
detto Canale Castelli, che lo studio affronterà in seguito, mentre il golfo di Traù, presso
cui si specchiavano le valli di Bossiglina (Marina), Vranjica (Seget Vranjica) e Saldon
era attorniato da una costa, in generale molto alta, che in parecchi punti, altresì, poteva
offrire facile approdo, come: Traù, Vuckmani, S. Pietro e Bossiglina. I tratti dove la co-
sta era bassa e pianeggiante e, quindi, dove l’attracco si sarebbe potuto effettuare senza
problemi misurava, complessivamente, circa tre chilometri. L’accesso al golfo suddetto
era largo circa due chilometri, con profondità superiore ai dieci metri, tale profondità si
manteneva fino alla riva, i fondali erano fangosi.
La piccola città di Traù sorgeva sull’isolotto omonimo, essa, come oggi, era unita alla
terraferma mediante un ponte fisso di legno e, con Bua, attraverso un ponte girevole. Il
canale Castelli, invece, era il golfo formato dall’isola di Bua e dalla costa che si svilup-
pava a oriente, di classica forma ovale aveva una lunghezza di circa quindici chilometri
e una larghezza massima di sette. L’entrata del golfo era larga circa due chilometri e
non presentava difficoltà alcuna alla navigazione che, nell’interno dell’insenatura era
pressoché facile, sebbene si potesse incontrare qualche secca. La costa che lambiva il
canale Castelli era in gran parte pianeggiante e, in alcuni tratti, leggermente inclinata,
per cui gli sbarchi potevano essere eseguiti con estrema semplicità. Il porto di Spalato
era situato all’ingresso del Canale Castelli è costituiva l’approdo più frequentato di tutta
la costa, ben riparato e con ottimi fondali, viene giudicato adatto agli sbarchi solo in
un tratto di circa un chilometro. Ad ogni modo, l’importanza militare di Spalato, come
punto di sbarco, andava misurata non soltanto in considerazione del suo porto, quanto
alla strategica vicinanza al golfo di Traù, al Canale Castelli e alla costa a oriente della
città. Nell’insieme, la spiaggia nei pressi di Spalato si riteneva di facile accessibilità per
eventuali operazioni di sbarco, il paesaggio era costituito da lunghi tratti pianeggianti
coltivati. L’ingresso del porto di Spalato, però, presentava notevoli difficoltà per via
della larghezza inferiore al mezzo chilometro, date le eventuali ostruzioni all’imboc-
cature dei porti, quindi, gli sbarchi avrebbero dovuto effettuarsi tra Spalato e Almissa,
approfittando delle buone condizioni logistiche di quella costa. Lo studio, quindi, affer-
mava: “Il porto di Almissa è di poca importanza, l’acquista in quanto può essere buon
ausiliario in operazioni di sbarco che si volessero effettuare nella regione di Spalato.
L’approdo è possibile solo sulla sinistra del fiume Cetina, ed anche dove la spiaggia è
accessibile essa è tuttavia molto ristretta. Da Almissa fino alle foci della Narenta la costa
si mantiene quasi ovunque inaccessibile; fa eccezione un piccolo tratto presso il porto
33 Ivi, p.12.

