Page 305 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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III Sessione: L’ASSISTENZA SANITARIA                                       305


          locale dall’andare contro lo sforzo bellico tedesco. Ma non fecero i conti con l’o-
          pinione pubblica internazionale che inorridì davanti all’uccisione a sangue freddo
          di una crocerossina, e naturalmente la propaganda di guerra anglosassone non si
          fece pregare per dipingere il soldato tedesco come l’ “Unno” privo di scrupoli che
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          non esitava a uccidere donne inermi pur di vincere la guerra . Anche la tragedia
          del Llandovery Castle del 27 giugno 1918 venne utilizzata abilmente dalla War Of-
                                                                                28
          fice, con un poster che enfatizzava in primo piano la crocerossina annegata . Edith
          Cavell ed il Llandovery Castle in poco tempo vennero usati come simboli delle
          barbarie teutoniche.
             La maniera in cui Edith Cavell fu raffigurata dalla propaganda britannica, una
          giovane crocerossina vestita di bianco prostrata e pregante, ebbe non solamente
          impatto sull’opinione pubblica durante il conflitto, ma anche sull’immaginario col-
          lettivo nel dopoguerra. Infatti, nella memorialistica della Prima Guerra Mondiale,
          le infermiere venivano spesso considerate come angeli bianchi puri (erano nubili),
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          che portavano un conforto quasi materno ai feriti . Una figura iconica, anche un
          po’ stereotipata, ma che serviva da una parte a rimuovere ogni riferimento sessuale
          al mestiere (le due uniche categorie di lavoratrici all’epoca in cui la donna entrava in
          contatto con il corpo maschile erano le infermiere e le prostitute). La Grande Guer-
          ra fu sicuramente importante come esperienza di emancipazione per le donne, e di
          certo, a maggior ragione nel mondo anglosassone, uno dei rari all’epoca ad avere
          infermiere di professione. Va notato però che la figura dell’infermiera nella Prima
          Guerra Mondiale è molto più complessa della figura stereotipata dell’angelo bian-
          co che fu spesso celebrata nel dopoguerra. Differenze esistevano tra le infermiere
          dei vari eserciti, le cui condizioni lavorative, arruolamento e formazione variavano
          considerevolmente. Ma differenze esistevano anche tra infermiere di una medesima
          nazionalità, soprattutto tra le professioniste e le volontarie. Molto è stato fatto nello
          studio sulle donne e sulle infermiere del Commonwealth, ma molti campi restano


          27   Tammy M. Proctor, Female intelligence: women and espionage in the First World War, New York, NYU
             Press, 2003, pp. 100-106.
          28   Mann, Margaret Macdonald, cit., pp. 140-144. Come fa notare giustamente Susan Mann, il poster fece
             passare in secondo piano il fatto che la maggioranza delle persone morte nella tragedia era uomini
             del CAMC e dell’equipaggio della nave, un altro segno che la figura della crocerossina donna indi-
             fesa era più interessante per la propaganda.
          29   Difatti, la figura della infermiera-madre era presente anche nelle memorie delle stesse infermiere,
             che scrivevano dei loro ‘’ragazzi’’ boys, poor little Tommies, e lo stesso termine nurse viene dall’in-
             glese to nurse, allattare.







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