Page 301 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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III Sessione: L’ASSISTENZA SANITARIA                                       301


          no spesso impiegate in attività subordinate come la pulizia delle corsie, delle sale e
          della biancheria, come autiste, cuoche e segretarie. Malgrado ciò, le VAD ebbero un
          ruolo importante durante la guerra, e grazie al loro numero (70.000) costituirono
          una risorsa per gli eserciti del Commonwealth sui vari teatri di guerra.
             Le infermiere del Commonwealth prestarono i loro servizi in diversi teatri ope-
          rativi. Quello più conosciuto è senz’altro il fronte francese, quello che gli anglosas-
          soni chiamano comunemente Western Front. Qui, gli eserciti del Commonwealth
          parteciparono nelle battaglie che caratterizzano quella guerra di trincea, tra cui quel-
          le terribili della Somme (1 luglio - 18 novembre 1916), di Verdun (21 febbraio - 20
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          dicembre 1916) ed altre ancora . Il prezzo pagato fu altissimo (i britannici ebbero
          più di un milione di morti e 1 milione e mezzo di feriti, i canadesi 60.661 morti su
          un esercito di 619,636 uomini e donne) e mise a dura prova i servizi sanitari britan-
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          nico e canadese .
             Su questo fronte statico, il servizio sanitario ebbe modo di organizzarsi in ma-
          niera appropriata con una struttura ramificata per evacuare i feriti verso le retro-
          vie . In prima linea, i barellieri, tutti uomini, avevano il compito di cercare i feriti
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          nella “terra di nessuno” e nelle trincee, per portarli al posto di pronto soccorso
          delle loro unità per le prime cure. A ridosso della prima linea esistevano le stazioni
          d’evacuazione (casualty clearing stations o CSS), che erano posti di transito e di smista-
          mento verso altro ospedali, ma in cui nei casi urgenti si poteva anche operare, anche
          se solo per tamponare le ferite e stabilizzare la situazione. Accoglievano tutt’al più
          200 pazienti e ci lavoravano anche infermiere, in genere professioniste. Più dietro,
          operavano i cosiddetti ospedali militari fissi (stationary hospitals), che a discapito del
          loro nome, erano invece mobili e seguivano l’evolversi del fronte. Accoglievano
          dai 400 ai 1000 pazienti. Infine, nelle retrovie, furono costruiti gli ospedali generali
          (general hospitals), che arrivavano ad accogliere fino a 2000 pazienti, soprattutto nei

          18  L’autore di riferimento per la storia delle unità canadesi nella Grande Guerra è Tim Cook, che ha
             scritto due libri, At the sharp end: Canadians fighting the Great War, 1914-1916 (2007) e Shock troops:
             Canadians fighting the Great War, 1917-1918 (2008).
          19  Le cifre canadesi sono tratte dalla Relazione ufficiale del Corpo di Spedizione canadese nella Prima
             Guerra Mondiale (Official History of  the Canadian Army in the First World War). Il documento si riferi-
             sce all’edizione del 1962. Un’edizione aggiornata è stata recentemente pubblicata, G.W.L. Nicholson
             e Mark Osborne Humphries, Canadian Expeditionary Force, 1914-1919: Official History of  the Canadian
             Army in the First World War, Montreal, McGill-Queen’s University Press, 2015.
          20  Un’ ottima spiegazione della catena d’evacuazione dei feriti con tanto di diagramma è disponibile
             in Michel Litalien, Dans la tourmente, Deux hôpitaux militaires canadiens-français dans la France en guerre
             (1915-1919), Montreal, Athéna Éditions, 2003, pp. 39-41.







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