Page 304 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE:                                     304


          e nessuna di noi vuole turbare le relazioni amichevoli che intercorrono tra le nostre
          due organizzazioni,” salvo poi passare al contrattacco, insistendo che “danzare è
          uno dei passatempi favoriti delle Canadesi” e che “il lavoro risulta più efficiente se
          fatto in ambienti piacevoli e congeniali.” L’Ispettrice canadese, tenuto conto che “le
          donne esercitano un’influenza sana e salutare sugli uomini” e che “danzare è parte
          integrante del trattamento curativo del soldato,” concludeva che fosse “concessa
          più discrezionalità in merito a questo passatempo.”   Per ovvie ragioni, Margaret
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          Macdonald omise di dire nella sua lettera che essa stessa era una provetta danzatrice!
             Che ruolo assumeva l’infermiera al fronte? Ne aveva diversi, tutti essenziali alla
          sopravvivenza del soldato. All’arrivo dei convogli di feriti, le infermiere pulivano le
          ferite. Tale pulizia era fondamentale per debellare colture di batteri che potevano
          portare alla cancrena degli arti, in tempi in cui gli antibiotici non esistevano ancora.
          Davano assistenza ai medici negli interventi chirurgici e avevano la responsabilità di
          pulire le ferite post-operatorie e di stare in allerta per ricadute dovute ad infezioni
          ed emorragie improvvise, soprattutto per coloro che avevano subito amputazioni.
          Il loro impegno quotidiano nelle corsie degli ospedali fu encomiabile, non solo per
          medicare le ferite, lavoro che richiedeva molta pazienza e impegno, ma anche per
          prestare conforto e sostegno morale a dei soldati, talvolta molto giovani, scossi
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          dall’esperienza di guerra . Le infermiere diedero un altro contributo, questa volta
          indiretto, allo sforzo bellico, ravvivando lo spirito patriottico nei momenti di grande
          difficoltà in cui il fronte stagnava.
             Questo fu il caso della storia di Edith Cavell. La Cavell era un’infermiera britan-
          nica che, trasferitasi in Belgio prima della guerra, sviluppò la professionalizzazione
          delle infermiere di quel paese. All’occupazione tedesca del Belgio, con l’aiuto di
          un’organizzazione clandestina composta da funzionari, nobildonne e medici belgi,
          la Cavell decise di aiutare soldati alleati abbandonati dietro le linee a ricongiungersi
          coi loro eserciti, procurando loro vitto, alloggio, documenti falsi e guide. Insospet-
          titi da un via vai continuo nella scuola di infermiere a Bruxelles, le autorità tedesche
          arrestarono la Cavell e i principali capi dell’organizzazione tra il luglio ed l’agosto
          del 1915. Riconosciuta colpevole di tradimento, Edith Cavell venne fucilata la mat-
          tina del 12 ottobre 1915. Le autorità tedesche d’occupazione, nel decidere per la
          pena capitale, vollero dare una punizione esemplare per dissuadere la popolazione


          25   La lettera nella sua integralità si trova in Mann, Margaret Mac Donald, cit., pp. 127-128.
          26   I ruoli delle infermiere sono ben ricostruiti nel libro di Christine E. Hallett, Containing trauma: Nur-
             sing work in the First World War, Manchester, Manchester University Press, 2009.







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