Page 302 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE:                                     302


          momenti di maggior sforzo bellico. In genere, gli ospedali generali erano collegati
          con il fronte da una rete ferroviaria per poter trasportare celermente i feriti più
          gravi che necessitassero di operazioni chirurgiche più complesse.
             L’altro teatro di guerra importante in cui combatterono gli inglesi e gli eserciti
          dei Dominions era il fronte del Mediterraneo. In effetti, dopo l’entrata in guerra
          della Turchia a fianco degli Austro-Tedeschi, la Triplice Intesa cercò in tutti modi
          di aprire un terzo fronte per poter costringere i turchi alla resa. In gioco c’erano
          non solamente i territori del moribondo impero ottomano, ma anche il controllo
          di rotte marittime fondamentali come lo stretto dei Dardanelli, il canale di Suez ed
          il golfo Persico. Le due parti si incontrarono sulla penisola di Gallipoli che domina
          lo stretto dei Dardanelli. Le truppe del Commonwealth riuscirono a sbarcare, ma si
          trovarono davanti delle truppe turche, tra cui si distinse il Tenente Colonello Mu-
          stafa Kemal (il futuro capo della Turchia moderna, Atatürk), determinate a vendere
          cara la propria pelle. Il risultato fu deludente per le truppe anglosassoni: 500,000
          tra morti e feriti in 8 mesi di combattimento, molti dei quali passati in un guerra di
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          trincea simile al fronte francese, priva di risultati per l’Intesa .
             Il servizio sanitario fu subito organizzato sull’isola di Lemnos, un’isola greca
          sita a 50 chilometri dai Dardanelli, in condizioni spaventose. Il caldo torrido, cui
          non erano abituate le truppe anglosassoni, soffocava il personale e i degenti nelle
          tende montate per riparare i feriti dalle intemperie. Insetti di vario tipo non davano
          tregua. Le mosche ronzavano intorno e quando si trattava di cambiare la fasciatura
          o le bende, una infermiera od assistente dovevano azionare un ventaglio per scac-
          ciare le mosche. Il cibo era scarso e anche l’acqua era estremamente razionata, cosa
          che aumentava il disagio per le condizioni climatiche dell’isola. Tifo, dissenteria e
          malaria poi erano sempre in agguato .
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             Nei due teatri di guerra, le infermiere canadesi non furono da meno e diedero
          un contributo fondamentale allo sforzo bellico. All’inizio del XX secolo, erano
          state arruolate nell’esercito canadese 25 infermiere, preparate in uno dei numerosi
          ospedali in cui si addestravano le apprendiste infermiere (le infermiere lavoravano e


          21   Per un resoconto della campagna di Gallipoli, si veda William James Philpott War of  attrition: fight-
             ing the First World War, New York, The Overlook Press, 2014, pp. 78-93. Anche se la campagna di
             Gallipolli fu un fiasco, diede origine al cosiddetto mito Anzac (Anzac sta per Australian and New
             Zealand Army Corps), che ritraeva il soldato australiano e neozelandese come impavido, laborioso
             e sempre di buon umore. Questo mito sopravvive anche ai giorni nostri, se si pensa che il giorno
             della memoria per commemorare i caduti di guerra si chiama Anzac Day (osservato ogni 25 aprile).
          22   Morin-Pelletier, Briser, cit., pp. 89-104.







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