Page 396 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      396

          2. La prospettiva di genere, la NATO, l’Italia e le donne in uniforme


          2.1    Le donne militari e la prospettiva di genere nell’organizzazione militare

             Se guardiamo al personale impiegato nelle missioni internazionali, le donne in tutti
          i Paesi della NATO sono rappresentate in percentuali che non superano il 20% del to-
          tale della componente maschile (in Italia sono poco più del 3%) ma rappresentano una
          risorsa importante, anche perché consentono di rispondere agli impegni che vengono
          chiesti dal contesto internazionale più ampio come, ad esempio, l’Unione Europea e le
          Nazioni Unite.
             Queste hanno riconosciuto pienamente l’importanza della partecipazione attiva e
          del ruolo delle donne nell’assolvimento delle moderne missioni di peacekeeping. In
          particolare, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha inserito nella propria agenda il
          coinvolgimento delle donne come fattore indispensabile per la pace e la sicurezza nel
          mondo, recependo le indicazioni delle conferenze mondiali che reclamano una sempre
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          maggiore partecipazione femminile nei processi decisionali in tutti i contesti, non ultimi
          in quelli collegati alla sicurezza.
             Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiede ai Paesi membri, e quindi anche
          all’Italia, di aumentare e di valorizzare l’apporto delle donne peacekeepers per sostenere
          processi di pacificazione nei territori di conflitto. Lo fa con una serie di risoluzioni che
          costituiscono un vero e proprio corpo organico, cosiddetto sistema ‘Donne, pace e
          sicurezza’ di cui le più note sono la n. 1325 del 2000, che introduce il concetto di ‘ado-
          zione della prospettiva di genere’ negli interventi di peacekeeping, e la risoluzione n. 1820
          del 2008 che stigmatizza la violenza di genere come arma di guerra. Collegate a queste ci
          sono tutte le altre risoluzioni del sistema, mirate a delineare uno scenario che non con-
          sente di ignorare la violenza sessuale contro donne e bambini in situazioni di conflitto
          armato (Risoluzione n. 1888 del 2009), raccomanda l’attuazione e il monitoraggio della
          Risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Risoluzione n.
          1889 del 2009), richiede l’osservanza del meccanismo per la compilazione dei dati e di
          un elenco relativi agli autori di violenza sessuale nei conflitti armati (Risoluzione n. 1960
          del 2010 e n. 2106 del 2013), spinge per un più stretto coinvolgimento delle donne in
          posizioni di leadership nella risoluzione dei conflitti (Risoluzione n. 2122 del 2013) e
          chiede il mantenimento di un livello di attenzione sempre più crescente per questi temi
          (Risoluzione n. 2242 del 2015).

          8  Città del Messico (1975), Copenaghen (1980), Nairobi (1985), Pechino (1995), New York (2000) e
             Milano (2015).







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