Page 400 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      400

          sor. Ogni singolo Stato membro supporta le risoluzioni con Piani d’Azione Nazionali e
          altre iniziative nelle quali c’è il riconoscimento che le donne svolgono un ruolo cruciale
          sia per il successo delle operazioni sia per quanto attiene alla difesa e alla sicurezza del
          personale, dei mezzi e dei materiali. .

          2.2    Nascita e sviluppo del servizio militare femminile in Italia

             Per quanto riguarda la partecipazione delle donne italiane alla difesa armata dello
          Stato, va detto che la realtà è sicuramente molto più complessa e meno lineare di quanto
          possa leggersi in un articolo di giornale o in un compendio sull’argomento. In Italia le
          donne sono riuscite ad ottenere il diritto di voto decenni prima di poter indossare l’uni-
          forme e dopo più di un quarto di secolo dall’abolizione del delitto d’onore, a conferma
          di quanto sia complesso e poco consequenziale l’affermarsi di diritti che necessitano di
          indispensabili cambiamenti culturali. Nella nostra Penisola perfino la legge 9 febbraio
          1963 n. 66 “Ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni”, nonostante
          aprisse l’accesso delle donne a tutte le cariche pubbliche, mantenne la preclusione all’ar-
          ruolamento nelle Forze Armate per il genere femminile.
             Dopo decenni di tentativi ricorrenti nelle varie legislature, le condizioni per far ca-
          dere tale limitazione e reclutare militare personale femminile nelle Forze Armate e nella
          Guardia di Finanza sono maturate alla fine del secolo scorso quando, con la legge 20
          ottobre 1999, n. 380, è stata prevista l’emanazione di una serie di decreti legislativi e
          ministeriali per avviare il reclutamento, lo stato giuridico e l’avanzamento del personale
          militare femminile.
             In verità risale al 1992 il primo esperimento condotto dall’Esercito Italiano volto
          a presentare all’opinione pubblica la figura della donna soldato. In quell’occasione, un
          campione di 29 ragazze, scelte in seguito alla selezione di un migliaio di candidate,
          furono inserite per trentasei ore nella realtà addestrativa di un reparto operativo dell’E-
          sercito. L’Unità scelta per il significativo test fu l’8° Reggimento “Lancieri di Montebel-
          lo”, reparto di cavalleria di stanza a Roma sulla via Flaminia. Addestramento formale,
          percorso di guerra, addestramento al tiro, scuola pilotaggio, furono le attività solo per
          citarne alcune fra quelle affrontate con grinta e determinazione in quell’intensa giornata.
             Una dozzina di quelle giovani aspiranti alla vita militare rimase talmente colpita
          dall’esperienza che decise di fondare, a Roma, l’Associazione Nazionale Aspiranti Don-
          ne Soldato (A.N.A.DO.S.). Era il 25 maggio 1995.
             Dopo sette anni da quell’esperimento, grazie alla citata legge n. 380 del 1999 le
          forze armate aprirono i reclutamenti femminili seguendo un principio di progressività:









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