Page 402 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 402
todi di combattimento, nelle tecniche di finanziamento. Gli attori non sono più eserciti
nazionali e razionali, guidati da strateghi con chiari obiettivi di conquista. Lo spazio
che si apre all’intervento militare in questi nuovi scenari è ampio e complesso. Non è,
soprattutto, come accadeva un tempo, legato esclusivamente alle capacità di resistenza e
di forza fisica del personale impiegato sul campo.
Spesso le competenze richieste ai soldati sono di duplice natura: sia prettamente
militari sia di accordo, mediazione, diplomazia e ricerca d’intesa tra le parti. Nell’ampio
spettro di professionalità necessarie per affrontare al meglio le moderne operazioni mi-
litari, non focalizzate esclusivamente sui ruoli combattenti che, talvolta, per differenze
di forza e resistenza fisiche, sono ad esclusivo appannaggio maschile, le donne in uni-
forme trovano la possibilità di dare contributi professionali alla pari dei colleghi uomini
e, in alcuni casi, di rivelarsi addirittura dei moltiplicatori di sicurezza. Si pensi, ad esem-
pio, alla possibilità di impiegare personale femminile per entrare in contatto, costruire
un dialogo oppure controllare la popolazione femminile dei territori in cui sono impie-
gate le Forze Armate Italiane soprattutto in ambienti culturali molto diversi da quello
occidentale. La loro utilità si è rivelata importante, in particolare nel teatro afgano, per
lo svolgimento di attività nei confronti di personale femminile locale quali perquisizioni,
ricerca di informazioni, interazione con donne autoctone, nonché interventi medici che
hanno contribuito a migliorare la percezione locale nei confronti dell’intero contingente
nazionale. L’organizzazione militare è consapevole di aver guadagnato un completa-
mento dall’arruolamento di personale femminile ma è altrettanto cosciente del lavoro
che c’è ancora da fare per realizzare la piena integrazione. Non è facile lavorare sulla
dimensione dell’integrazione e della prospettiva di genere quando la proporzione in cui
i due generi sono rappresentati nelle Forze Armate non rispecchia, neanche in parte, la
reale composizione per genere della società. La presenza delle donne nelle Forze Arma-
te Italiane è ancora limitata sia per numero sia per grado. Ad oggi sono circa dodicimila
le cittadine italiane con le stellette la cui presenza ha richiesto all’organizzazione militare
un cambiamento di approccio nella gestione delle risorse umane anche per quanto ri-
guarda la vita all’interno dell’organizzazione. Insieme alle donne, nel mondo militare,
sono entrati temi sconosciuti fino a qualche decennio fa come le pari opportunità nei
settori dell’impiego, del reclutamento, dello stato giuridico e dell’avanzamento e, ovvia-
mente, anche argomenti come la tutela della maternità.
L’impiego dei militari di sesso femminile prevede lo stesso tipo di incarichi del pa-
ritetico personale maschile: al momento ci sono donne militari piloti d’aereo, piloti di
elicotteri d’attacco “Mangusta”, comandanti di unità terrestri e di unità navali impiegate
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