Page 413 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        413


             O infine, salvando vite di soldati.
             Per concludere, le due Medaglie d’oro al Valor Militare alla memoria. La prima
          Maria Brighenti Boni, moglie del maggiore di fanteria Costantino Brighenti, anch’egli
          decorato alla memoria, entrambi caduti in Libia:
                «Durante il lungo blocco di Tarhuna, fu incitatrice ed esempio di virtù mili-
                tari; con animo elevatissimo e forte, prodigò sue cure a feriti e morenti, con-
                fortandoli colle infinite risorse della sua dolce femminilità. Il 18 giugno 1915,
                seguendo il presidio che ripiegava su Tripoli, rifiutò risolutamente di porsi in
                salvo, volendo seguire le sorti delle truppe: più volte colpita da proiettili nemici
                mentre soccorreva feriti ed incoraggiava alla lotta, morì eroicamente in mezzo
                ai combattenti. – Tarhuna, maggio-giugno 1915».


             La seconda, Maria Plozner Mentil, abbattuta da un cecchino nel 1916 in Cadore:
                “Madre di quattro figli in tenera età e sposa di combattente sul fronte carsico,
                non esitava ad aderire, con encomiabile spirito patriottico, alla drammatica ri-
                chiesta rivolta alla popolazione civile per assicurare i rifornimenti ai combattenti
                in prima linea. Conscia degli immanenti e gravi pericoli del fuoco nemico, Maria
                Plozner Mentil svolgeva il suo servizio con ferma determinazione  e grande
                spirito di sacrificio ponendosi subito quale sicuro punto di riferimento ed esem-
                pio per tutte le “portatrici carniche”, incoraggiate e sostenute dal suo eroico
                comportamento. Curva sotto il peso della “gerla”, veniva colpita mortalmente
                da un cecchino austriaco il 15 febbraio 1916, a quota 1619 di Casera Malpasso,
                nel settore Alto But ed immolava la sua vita per la Patria. Ideale rappresentante
                delle “portatrici carniche”, tutte esempio di abnegazione, di forza morale, di
                eroismo, testimoni umili e silenziose di amore di Patria. Il popolo italiano Le
                ricorda con profonda ammirata riconoscenza”.


             Finita la guerra, le donne rientrarono in buon ordine in famiglia e qui, lasciati gli
          impieghi che l’emergenza aveva loro assegnato agli uomini che smobilitavano dall’E-
          sercito, ripresero la vita domestica. Era stata, magari non per tutte, un’esperienza che
          aveva rappresentato il segno di un possibile cambiamento.
             125 decorazioni avevano condensato gli atti di eroismo, ma il valore della parteci-
          pazione femminile fu senz’altro qualcosa di ben più valido.












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