Page 410 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      410


          al lavoro raggiunse il 95% del totale dei dipendenti ed in qualche stabilimento per la
          lavorazione delle granate d’artiglieria il 90%.
             Con tutto ciò non smisero mai di essere quel che erano prima che la guerra ini-
          ziasse, sommando all’impiego casalingo tutto quello che gli uomini al fronte avevano
          lasciato vacante.
             Gli episodi di coraggio appena accennati all’inizio di questa succinta relazione si
          sostanziano nelle motivazioni delle ricompense al Valore ottenute. Così le Crocerossi-
          ne, le Infermiere Volontarie, lasciati gli ospedali delle città, si recarono nell’immediata
          retrovia e vi conobbero direttamente gli orrori della guerra, la grandezza della miseria
          del combattente, il timore del bombardamento nemico, il pericolo della prigionia, la
          segregazione del lazzaretto dei colerosi. Ferite dalle granate ed incuranti di sé rimase-
          ro al loro posto medicandosi da sole come la principessa Anna Maria Borghese, infer-
          miera volontaria insignita della Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente
          motivazione:
                «In servizio presso un ospedale da campo avanzato, soggetto a bombardamen-
                to, avuta notizia che il nostro fronte cedeva sotto la pressione nemica, con alto
                sentimento derivante dalla Sua nobile missione, deliberò di non abbandonare i
                feriti ricoverati che sarebbero caduti, nelle mani del nemico. Potendosi operare
                lo sgombero, si adoperò con tutte le sue energie a preparare i lavori necessari,
                e, sebbene la furia del combattimento si avvicinasse, non perdette la calma e
                la serenità di spirito. Rimasta ferita al petto da scheggia di granata, senza nulla
                dire, medicò da se stessa la ferita, continuando il suo lavoro, reso assai grave, dal
                sopraggiungere dei feriti e dall’incalzare degli avvenimenti. Si allontanò soltanto
                quando le operazioni di sgombero erano bene avviate. - Molini di Klinak, 24-25
                ottobre 1917».


             Ovvero donarono sangue e lembi di pelle perché altri guarissero. Insidiate dall’e-
          pidemia della «spagnola» morirono tra i soldati, come Margherita Parodi che appena
          diciottenne seguì la madre e la sorella nel servizio d’infermiera volontaria della Croce
          Rossa Italiana e fu decorata di Medaglia di Bronzo al Valor Militare con le seguente
          motivazione:
                «Per essere rimasta serena al suo posto a confortare gli infermi affidati alle sue
                cure mentre il nemico bombardava la zona dove era situato l’ospedale cui era
                addetta. - Pierris (ospedale mobile n. 2), 19 maggio 1917». Decedeva di «spagno-
                la» a Trieste appena ricongiunta all’Italia. È sepolta nel cimitero di Redipuglia.








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