Page 412 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      412


                «ZENI Luisa, da Arco (Trento), infermiera C. R. I. Animata da alto spirito
                patriottico, sin dall’inizio della nostra guerra si mise a disposizione dell’ufficio
                informazioni di un alto coniando, portandosi arditamente in territorio nemico,
                e quivi, attraverso insidie e pericoli, evitati con sagace intelligenza, con energia
                ed abnegazione ammirevoli, riusciva preziosa collaboratrice del comando me-
                desimo. Arrestata ed internata, in attesa di denunzia per alto tradimento, seppe
                eludere abilmente la vigilanza nemica e raggiungere, travestita con abiti maschili,
                un paese neutrale dal quale continuò attivissima l’opera sua. Rientrata in Italia,
                volle ancora rendersi utile, quale infermiera della croce rossa, in servizi faticosi
                e pericolosi, che ne minarono la già malferma salute. - Arco (Trentino) - Alto
                Adige 1915 - Milano 1916-17-18».

                «PETERLE Emma, da Vittorio Veneto (Treviso). – Con elevatissimo sentimen-
                to patriottico, rafforzatosi durante la occupazione nemica, sfidando il pericolo
                gravissimo di essere scoperta e quindi esposta a gravi sanzioni, collaborava con
                un suo congiunto ufficiale nel Regio Esercito, calatosi nottetempo con un pa-
                racadute, oltre le linee nemiche, per un’audace impresa di guerra, fornendogli
                assistenza ed aiuto con fede mai doma, fino al ritorno nella sua terra redenta
                dalle truppe liberatrici.


                Vittorio Veneto, agosto-novembre 1918».

             Difendendo chi oltre le linee ricercava notizie come Maria Tommasin De Luca, di
          Treviso, che nel giugno del 1918 salvava un aviatore italiano dalla cattura; arrestata e
          sottoposta a processo scampava alla morte solo grazie alla fine delle ostilità, decorata
          di M. A. V. M. con la seguente motivazione:
                «Mossa da altissimi sensi patriottici dava ricovero e protezione ad un nostro
                ufficiale aviatore disperso in territorio occupato dal nemico, per ricognizioni. Con
                sereno sprezzo del pericolo e rischio della vita, data la minuziosa sorveglianza e
                la intransigente severità del servizio di polizia austriaco, si adoperava attivamente
                perché  l’ufficiale,  caduto  ammalato,  potesse  porsi  in  salvo,  affidandolo  alla
                guida di un suo figliuolo di 15 anni. Sospettata poi di segreta intesa con noi,
                fu arrestata e sottoposta a processo penale, riuscendo a salvarsi, mentre era
                condotta a Vicenza, solo per effetto dell’armistizio intervenuto. - Sughera (Fre-
                gona), giugno-novembre 1918».










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