Page 409 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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IV Sessione: IL MERITO E L’EMANCIPAZIONE LAVORATIVA                        409


          ci, poté essere sancito l’obbligo di immettere tra le maestranze dell’industria di guerra
          donne al posto di uomini.
             S’iniziava così il secondo periodo (agosto 1916- marzo 1917). Contemporanea-
          mente venivano prese misure per tutelare la salute morale e fisica delle operaie.
             Nel mese di marzo 1917 veniva istituito il Consiglio del Lavoro Femminile (com-
          prendente rappresentanti dei vari enti statali interessati al problema, una competente
          di lavoro femminile ed anche una lavoratrice) per tradurre in disposizioni precise i
          propositi del Sottosegretario per le Armi e Munizioni sulla tutela operaia.
             L’apertura di Scuole Operaie Femminili, provvedimento adottato fin da quando
          si era pensato di ricorrere a questo genere di mano d’opera, corrispose, piuttosto che
          all’intento di addestrarle, a quello di costituire un ambiente idoneo a favorire il passag-
          gio delle donne dalla vita familiare a quella dell’officina. Le scuole furono impiantate
          a Milano, Genova, Napoli, Bologna, Roma e Firenze.
             Infine, durante il terzo periodo (marzo 1917 - fine della guerra) sulla base dei
          risultati dell’impiego di una sempre più grande quantità di operaie, furono adottati
          accorgimenti e modifiche nelle attrezzature, per consentire alle donne un più agevole
          lavoro e per trarre dalla loro fatica migliori risultati, mentre negli stabilimenti veniva
          intensificata la vigilanza sulle condizioni nelle quali si svolgeva il lavoro stesso.
             Le disposizioni del Sottosegretario erano vincolanti tanto per gli stabilimenti mi-
          litari (officine di costruzioni d’artiglieria, laboratori pirotecnici, spolettifici, eccetera)
          di proprietà dello Stato, quanto per quelli non statali, ma a questo legati allo Stato
          da particolari contratti: stabilimenti ausiliari per la produzione di armi, munizioni,
          esplosivi, ed altre lavorazioni che avevano uno strettissimo legame con la guerra, e
          stabilimenti non ausiliari (dediti esclusivamente alla produzione di armi e munizioni
          sotto il controllo delle Commissioni Collaudo di Artiglieria). Però un fatto sociale di
          così grande rilevanza ebbe la sua ripercussione in tutto l’apparato industriale italiano,
          allora in via di rapidissimo accrescimento, ed i risultati positivi conseguiti presso gli
          stabilimenti più legati allo stato furono utilizzati ovunque, anche se non si posseggo-
          no le cifre per misurare la grandezza del fenomeno.
             Per quanto riguarda gli stabilimenti militari, la quantità di donne ivi occupate in
          essi andò aumentando di anno in anno, passando dalle 14.000 del 1915 alle 122.000
          del 1917 alle 198.000 di fine conflitto.
             Tale cifra dimostra già ampiamente l’importanza del fatto in sé, soprattutto se si
          tiene conto (come per le seguenti) che si riferiscono ad una sola parte, e non certo
          la maggiore, dell’industria italiana. In taluni spolettifici la quantità di donne assunte








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