Page 473 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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lamento; iniziano a montare a cavallo in modo maschile avendo un abbigliamento
confacente a quel tipo di cavalcata, cioè pantaloni; si liberano del ‘corsetto’, un busto
che le stringeva fino a non farle respirare: era diventato inutile e non adatto alla vita
‘moderna’ e attiva richiesta dagli eventi.
In quel periodo si diversificano notevolmente gli stili dell’abbigliamento e le nuo-
ve avanguardie artistiche contemporanee influenzano non poco la moda, maschile e
femminile. Come non ricordare che nel maggio 1914 Giacomo Balla, nel quadro del
Futurismo, produce il Manifesto della moda maschile futurista e pochi mesi dopo, quelle
del Vestito antineutrale, semplificando, anche se a volte in modo bizzarro, anche l’abbi-
gliamento maschile.
Sull’onda di queste avanguardie -e per motivi pratici, ecco che le donne durante il
conflitto hanno bisogno di abiti più adatti, iniziando appunto dall’uniforme delle cro-
cerossine e delle infermiere che nei corridoi degli ospedali non hanno certo bisogno
di strascichi o semplicemente di gonne fin a terra, per motivi di praticità e di igiene.
Del resto le contadine, ‘bestie da lavoro’, da sempre avevano vestiti senza troppi or-
pelli e fronzoli. Le gonne si accorciano e permettono di vedere la caviglia e i cappelli
riducono il loro diametro, diventano a mano a mano delle sofisticate cuffiette. Le
nobildonne si recavano spesso sui campi di battaglia, in mezzo al fango, magari per
distribuire ai soldati generi di conforto e fare qualche mondanità con gli ufficiali nelle
retrovie, dispensando sorrisi e appuntando al petto dei militari i riconoscimenti avuti
per atti di valore. Le gonne non potevano raccogliere il marciume del terreno…
Durante il corso del XX secolo, la donna ha mutato il suo ruolo in società arri-
vando alla quasi parità con l’altro genere, potendo esercitare anche quelle professioni
prima interdette dal costume ma non dalla Costituzione repubblicana. Solo nel 2000,
infatti, le prime donne sono entrate nelle Forze Armate e con grande fatica di chi ha
seguito questo lungo processo di integrazione, tra i quali chi scrive queste note. Prima
erano entrate in magistratura e in diplomazia.
Il cammino di ‘liberazione’ è iniziato con il primo conflitto mondiale proprio per
la grande e fattiva partecipazione femminile allo stesso ed è proseguito con il secondo.
La Repubblica Italiana, sia pur con notevole lentezza, ha permesso il proseguimento
di questo cammino iniziato da crocerossine, operaie, maestre, contadine, infermiere,
telefoniste, intellettuali, nobildonne e comunque sempre… madri e mogli.
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