Page 469 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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ConClusioni                                                                469


          donna. È nelle località della pianura veneta e friulana che si ha l’incontro tra il mondo
          maschile ed il mondo femminile, un incontro dalle svariate modalità che in quel con-
          testo sono sempre funzionali all’efficienza psico-fisica dei combattenti, anche negli
          aspetti più crudi ed inconfessabili. Così ad esempio, sotto la data del 5 settembre
          1916, scrive Attilio Frescura, all’epoca uno dei tanti ufficiali richiamati, parlando del
          paese di Campolongo del Friuli, dove si addensavano i servizi del XIII Corpo d’Ar-
          mata: “Ci siamo trasferiti a Campolongo: un paese abitato! Ce ne sono tanti, qui, dove non ci sono
          che soldati. Abitato, intendevo, anche da donne.”.  E poi ancora, qualche pagina dopo, a
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          distanza di due giorni, sotto la data del 7 settembre: “Qui convengono le brigate a riposo. I
          maschi, malgrado l’abbrutimento della trincea, appena arrivano, qui, corrono a fare un bagno, poi a
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          mutare di biancheria e poi a fare l’amore”.
             Frescura è però un osservatore attento, che va oltre la dimensione più facile ed
          immediata del rapporto tra uomo e donna: nel suo Diario di un imboscato, titolo iro-
          nico suggeritogli dal suo peregrinare tra le retrovie e le prime linee come ufficiale
          di collegamento, non sono pochi i passi nei quali viene fotografato il cambiamento
          in atto, richiamando la molteplicità dei ruoli affidati ormai alle donne e l’impatto
          che questa situazione ha sul loro stato. Sempre più sicure e determinate, sapranno
          rompere gli schemi tradizionali e superare le convenzioni imperanti fino al punto di
          riappropriarsi della maternità, anche al di fuori del matrimonio: “La generazione delle
          femmine che hanno vissuto la guerra, di operaie, di tramviere, di dattilografe e di dame crociate
          in rosso o azzurro, avrà il coraggio della maternità. La ruota degli esposti cesserà di girare. Le
          vecchie chiese non avranno più echi di involti umani che si appellano alla vita, da tutta la rosea
          carne ancora impura, e al sagrestano sbigottito. Esse porteranno la loro maternità come una ban-
          diera. [...] allentato il busto in che costringevano e minacciavano il nascituro, tranviere, operaie,
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          dattilografe e dame testimoniano che nulla si distrugge. E che la guerra crea.”.  L’ultima frase
          è certo molto forte, ma va interpretata proprio nel senso dei cambiamenti solleci-
          tati dal conflitto, cambiamenti che comportano l’affermarsi di una diversa figura di
          donna, diversa anche nell’abbigliamento, come suggerisce l’accenno all’allentarsi
          del busto e come viene ribadito, in termini ancora più espliciti, da un’annotazione
          della primavera del 1918: “Anche qui [Treviso], come a Bassano, come a Vicenza, come
          in tutte le città del Veneto, piccole e provinciali, ove convengono i maschi che vanno alla guerra e
          passano, da dove i maschi loro, padroni e tiranni, sono partiti per la guerra, le donne finalmente

          2   Frescura A., Diario di un imboscato, Ed. Mursia, Milano, 1999, pag. 112.
          3   Frescura A., op. cit., pag. 120.
          4   Frescura A., op. cit, pag. 192.







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