Page 471 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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ConClusioni                                                                471

          Brevi riflessioni conclusive



          Prof.ssa Maria Gabriella Pasqualini 1


               e relazioni che precedono queste riflessioni riassumono con scientificità quanto
          L successo nella Prima Guerra Mondiale, e subito dopo, riguardo al lungo percor-
          so fatto dalla donna per arrivare a un suo ruolo attivo nella società del Regno.
             Il dibattito culturale su interventismo o neutralità già vide alcune intellettuali par-
          tecipare all’acceso dibattito che si instaurò nel 1914. Talune sono maestre, altre fanno
          vita politica attiva. Sono un pugno di donne ma riescono a mutare lentamente, molto
          lentamente, la figura della donna inserita nella politica, un po’ ribelle, un po’ rivolu-
          zionaria e se piuttosto libera nelle sue scelte di vita privata, essa viene accettata con
          la scusa che è un po’ ‘diversa’ dalle altre per il suo ‘strano’ impegno intellettuale, cioè
          libertaria e rivoluzionaria. Gli echi della rivoluzione russa influenzeranno non poco
          la situazione generale.
             Ci sono le prime giornaliste; le prime inviate di guerra; le donne che ricevono
          sussidi direttamente dallo Stato, la prima volta che ottengono un emolumento. Anche
          se l’operaio di mestiere continua a ritenere l’elemento femminile non adatto a lavori
          faticosi non impiegatizi, egli dimentica che nelle campagne le contadine si sobbarcano
          a doppio lavoro: la terra e la famiglia.
             La mobilità femminile attraversa l’assistenza e la propaganda di guerra e questo
          nuovo ruolo viene pienamente accettato dalla società in quanto è un ruolo ‘umani-
          tario’.  È pur vero che l’assistenza a feriti e malati è un ruolo considerato ’interno’
          alla società e non di esposizione esterna, e certamente non appannaggio del ruolo
          istituzionale maschile, pubblico, a meno che non sia un medico laureato, ovviamente
          coadiuvato da infermiere. Donne medico all’epoca: pochissime e ancora contrastate.
             La donna, però, diventa protagonista proprio in questo suo ruolo ancora interno,
          in ambito pubblico: i manifesti  (poster) italiani del periodo la vedono protagonista
          al 90% e rispecchiano in pieno l’archetipo della donna quale era imperante ancora in
          quel periodo.
             Infatti, i manifesti si dividono chiaramente in due categorie: quelli che per pro-
          paganda la rappresentano nel suo ruolo umanitario, madre, crocerossina infermiera;
          quelli che usano il corpo femminile in modo che l’elemento maschile si attivi nel dare



          1  Docente presso la Scuola Ufficiali Carabinieri.







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