Page 468 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 468
al 1° Circuito dei Laghi, il 19 novembre è a Busseto per le celebrazioni verdiane. Con
l’inverno le occasioni di volare in pubblico si riducono ma l’addestramento non viene
interrotto e dal 30 marzo 1914 prosegue a Cameri, dove l’ingegner Gabardini ha or-
ganizzato una ben attrezzata scuola di pilotaggio. Le prospettive sembrano incorag-
gianti ma il 22 settembre il precipitare della situazione europea porta alla sospensione
dell’attività aviatoria civile. Per Rosina è un duro colpo, la forte passione e l’altrettanto
forte patriottismo la spingono però a percorrere tutte le strade per essere arruolata
come pilota, prima rivolgendosi all’onorevole Carlo Montù, che sta organizzando a
Torino, Mirafiori, un corpo di aviatori volontari, a similitudine di quanto era stato
fatto per la campagna di Libia, poi, dopo la risposta cortese ma negativa di Montù,
direttamente al Ministero della Guerra, a cui scrive il 22 novembre. La risposta, a
firma del ministro, tenente generale Vittorio Zuppeli, arriva dopo una settimana, ma
non è certo quella sperata in quanto, all’apprezzamento di rito per il suo patriottismo,
segue la precisazione che le disposizioni di legge non consentono l’arruolamento di
signorine nel Regio Esercito. La questione è chiusa, e si chiude così anche la vicenda
aviatoria di Rosina Ferrario che non avrebbe più volato pur rimanendo sempre legata
al mondo dell’aeronautica.
La storia della prima aviatrice italiana e del suo fallito tentativo di contribuire come
tale allo sforzo bellico può essere considerata rappresentativa del ruolo svolto dalle
donne durante la Grande Guerra. Si tratta infatti di un ruolo sussidiario che le vede
chiamate in causa nei settori dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi per sostituire
gli uomini inviati al fronte e subito dopo, alla cessazione delle ostilità, tornare nella
quasi totalità a svolgere i compiti tradizionali, liberando posti di lavoro per i reduci
e conservando una qualche presenza, oltre che nell’agricoltura, peraltro in posizione
subalterna, soprattutto nei servizi, in quelle mansioni di ufficio che avevano comin-
ciato a svolgere già prima del conflitto. Dal loro orizzonte rimangono sempre esclusi
i ruoli più attivi, quelli con le “stellette”, e la presenza femminile in zona di guerra
è limitata alle portatrici, che operano come salariate in diversi settori montani del
fronte affrontando quotidianamente i rischi e le fatiche propri della guerra in monta-
gna, ed alle crocerossine ed alle religiose, che svolgono un ruolo fondamentale nelle
strutture sanitarie distribuite su tutto il territorio nazionale fino a ridosso delle prime
linee. L’universo della trincea, l’universo in grigioverde, è un mondo eminentemente
maschile dal quale è esclusa ogni altra presenza, come emerge anche dai tanti diari di
combattenti che, nel ricordare i periodi di riposo trascorsi nelle retrovie, sottolineano
la novità rappresentata dalla vista di un borghese, di un bambino o, appunto, di una
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