Page 27 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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Introduzione e apertura dei lavori                                     25




              della migliore e più colta burocrazia militare: appunto con i suoi pregi non meno
              che con i suoi difetti. Tra questi, ad esempio, la grande attenzione ai comandi e
              il relativo disinteresse verso le unità minori: a livello reggimentale, gli archivi ita-
              liani conservarono troppo poco.
                 Tutta quest’opera fu iniziata dai militari dell’Italia liberale: il fascismo solo la
              continuò. Vi impresse però un’accelerazione per propri scopi (d’altronde si pre-
              sentava come “il regime di Vittorio Veneto”) e solo la peggiorò: la narrazione
              della Relazione ufficiale italiana si sarebbe arrestata, nel 1940, al giugno 1917, prima
              cioè del volume dedicato a Caporetto, pubblicato solo nel 1967.
                 Furono il prodotto di anonime burocrazie anche le regolamentazioni militari,
              che furono presto riscritte e adottate cercando di adeguare l’addestramento e il
              comportamento in combattimento dei reparti e dei soldati a quelle che venivano
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              sentite come le novità prodotte dalla Grande Guerra. Ogni Forza Armata, ogni
              specialità, riscrisse le proprie regolamentazioni per le grandi unità, per le unità
              minori (compagnie, plotoni), per l’addestramento. Man mano che nuove armi ve-
              nivano introdotte, lunghe istruzioni che le dettagliavano venivano redatte e dif-
              fuse. In una storia militare che fosse interessata solo al combattimento e all’azione
              delle minori unità, l’attenzione degli storici potrebbe essere attratta quasi esclusi-
              vamente da questi documenti.
                 Anche in Italia (come in qualsiasi altra potenza europea), la regolamenta-
              zione militare che seguì la Grande Guerra spostò sempre più il baricentro del
              combattimento dalle armate e dai corpi d’armata alle divisioni e alle unità mi-
              nori, dalla difensiva all’offensiva, dal rigido rispetto della gerarchia all’incorag-
              giamento dell’iniziativa dei comandanti delle unità minori, dal combattimento
              in ordinate schiere all’iniziativa più libera dei plotoni e delle squadre, dalla
              grande artiglieria centralizzata a livello divisionale a una certa libertà decen-
              trata. I militari italiani arrivarono qualche anno più tardi, raramente prima, alle
              stesse conclusioni dei militari di altre potenze europee: ma la tendenza era co-
              mune.
                 Il processo, iniziato sotto l’Italia liberale, proseguì sotto il fascismo, che
              solo vi introdusse una sua retorica sul carattere decisivo dell’offensiva, del mo-
              vimento, dell’élan vitale. Più che i mezzi (che scarseggiavano) e le risorse (che


              37  STEFANI, F., La storia della dottrina e degli ordinamenti dell’esercito italiano. Stato Maggiore del-
                 l’Esercito, Ufficio Storico, Roma 1984-1989. 4 vol.; CAPPELLANO, F., DI MARTINO, B.,
                 Un esercito forgiato nelle trincee. L’evoluzione tattica dell’esercito italiano nella Grande Guerra, con un
                 saggio di Alessandro Gionfrida. Gaspari, Udine 2008.
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