Page 29 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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Introduzione e apertura dei lavori 27
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Stati Maggiori nella guerra. Sotto gli ultimi anni dell’Italia liberale continuarono
le pubblicazioni della Rivista marittima (che aveva però in Italia uno spazio più cir-
coscritto che in altri Paesi), quelle di riviste settoriali come la Rivista di artiglieria e
genio, di fogli nazionalisti come La preparazione o di quasi-quotidiani diretti ai mi-
litari come L’esercito italiano. La sede centrale del dibattito militare, appunto la Ri-
vista Militare, però tacque anche in coincidenza con la soppressione del Corpo di
Stato Maggiore che gli ultimi governi liberali avevano decretato, seguendo l’onda
delle critiche agli Stati Maggiori di Cadorna.
Ciononostante, per quanto sino a oggi non sufficientemente studiato, un in-
teressante dibattito nacque nelle riviste rimaste: esso dimostrava la sensibilità di
una parte del Corpo ufficiali dell’Italia liberale, che aveva combattuto e vinto la
guerra. Fra 1919 e 1922-25 moltissimi fra i maggiori temi furono quindi discussi
da uno stuolo di ufficiali: il ruolo dell’offensiva, l’azione delle minori unità, la
nuova cooperazione fra fanteria e artiglieria, i carri, l’aerocooperazione, ecc.. Gli
autori di questi studi, o riflessioni, erano in genere ufficiali fra capitano e colon-
nello, raramente vecchi generali, rarissimamente (e questa era però una differenza,
negativa, con quanto era accaduto al tempo dell’Italia liberale pre-1914) giovani
tenenti. Anche per questo il raggio dei loro interessi andava alla tattica e a non
alla strategia, al comportamento delle unità minori e non a quelli delle grandi
unità.
Fra 1922 e 1925, però, quasi tutte queste riviste furono chiuse e sostituite dal
ritorno della vecchia Rivista Militare, ora legatissima al Ministero, e dalla nuova
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Esercito e nazione: rivista per l’ufficiale italiano, legatissima al regime. La semplifica-
zione del panorama editoriale si rivelò un aiuto al controllo delle voci più etero-
dosse e critiche messesi in evidenza nel dibattito degli anni precedenti, nonché
uno strumento per diffondere la retorica e l’unanimismo voluti dal regime anche
nelle Forze Armate.
Se è improprio parlare di fascistizzazione esplicita e completa del pensiero mi-
litare, certo è legittimo almeno usare le categorie di avvio di normalizzazione e
di fascistizzazione implicita. Non perché i temi della nuova cooperazione delle
nuove Armi scomparissero dai periodici e dal pubblico dibattito militare italiano
post 1925, ma certo perché esso cambiò natura a seguito delle drasticamente e
drammaticamente mutate condizioni politiche esterne. Se sino al 1922, su Capo-
41 FRANZOSI, P. G., I cento anni della Rivista militare. Tipografia regionale, Roma 1976.
42 FRANZOSI, P. G., I cento anni op. cit..

