Page 270 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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268 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
complesso, con quattro governi che si succedono dopo la caduta del gabinetto
Lloyd George (19 ottobre 1922), guidati, rispettivamente, dai conservatori An-
drew Bonar Law (fino al maggio 1923) e Stanley Baldwin (fino al gennaio 1924),
e dal laburista Ramsey MacDonald, a capo di un governo di minoranza fino al
novembre dello stesso anno, quando Baldwin sarebbe tornato a Downing Street
fino al giugno 1929. In termini di politica estera, ciò si traduce in oscillazioni
anche importanti. In questi anni, come è stato scritto: «the imperatives of foreign,
financial and service policies were individually important, yet collectively they
pulled strategic policy in different directions. Throughout 1919-26 Britain fol-
lowed many different strategic policies and there was nothing inevitable in its de-
cision finally to select one of them». 36
Un ruolo lo gioca, infine, la percepita ambiguità della posizione italiana durante
e dopo la guerra; un’ambiguità che, agli occhi di Londra, si manifesta in più di
un’occasione. La questione fiumana (specie nei mesi dell’occupazione “legionaria”
della città, fra il settembre 1919 e il dicembre 1920) è forse l’evento più eclatante,
anche per la sua potenzialità di mettere in crisi un assetto adriatico e balcanico
ancora in parte da definire. Da questo punto di vista, l’impresa dannunziana ca-
talizza le varie dimensioni del contrasto in essere fra Roma e gli ex Alleati, non
solo in termini di rapporti bilaterali ma anche di relazione con gli Stati Uniti, di
politica delle nazionalità, di gestione dell’opinione pubblica e del consenso in-
terno, ecc.. Nel caso di Londra, in particolare, essa entra da una parte in urto con
il sostegno garantito dalla Gran Bretagna alle rivendicazioni jugoslave durante la
guerra e al tavolo della pace, dall’altra mette in discussione quello che – agli occhi
delle sue autorità – avrebbe dovuto essere il delicato equilibrio dell’Europa po-
stbellica. Sebbene consapevole, sin dal momento del suo emergere, dei limiti che
lo caratterizzano e delle sfide implicite in un ordine che si era lasciato alle spalle
la “vecchia” balance of power, a Londra è infatti diffusa la consapevolezza che una
modifica degli assetti raggiunti non sia, al momento, desiderabile, soprattutto se
ottenuta attraverso un’azione come quella fiumana, largamente percepita come
eversiva dell’emergente “ordine internazionale”.
36 FERRIS, J. R., The Evolution of British Strategic Policy, 1919-26. Palgrave Macmillan, Basingstoke-
London 1989, p. XII.

