Page 268 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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266          Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione




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              posto di Acting Foreign Secretary) contribuisce ad accentuare lo scollamento
              rispetto alle posizioni italiane.
                 Dopo il 1922, con l’arrivo al potere del fascismo, questi tentativi di collabora-
              zione avrebbero trovato un altro elemento di freno nei contrasti d’interesse de-
              stinati a emergere con frequenza crescente specialmente in ambito extraeuropeo.
              Come è stato rilevato, Mussolini riserverà sempre un’attenzione speciale al-
              l’Oriente – prossimo o remoto – attenzione che si affermerà con particolare evi-
              denza «fra il 1930-32 e il 1936, parallelamente al degradarsi della situazione
              economica e politica europea e al prender piede dell’idea che ciò avrebbe potuto
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              permettere all’Italia una maggiore libertà di manovra». In questo scenario, la
              politica italiana si esprime in un’azione “multivettoriale”, in cui cooperazione tec-
              nica ed economica, assistenza militare, diplomazia culturale e azione d’intelligence
              interagiscono con un’ambiziosa opera di propaganda, al fine di consolidare la po-
              sizione nazionale in particolare proprio nelle aree d’influenza britannica. Tramite
              questi canali, Roma riesce, in momenti diversi, a instaurare rapporti di collabora-
              zione con le autorità egiziane, yemenite, con quelle della neocostituita Arabia Sau-
              dita, fra le altre, e con un ampio spettro di interlocutori nei mandati e nei
              possedimenti franco-britannici in Siria, Libano, Iraq, Palestina e nel Maghreb. A
              parte alcune eccezioni, i risultati sono tuttavia limitati, data anche la contraddit-
              torietà degli obiettivi perseguiti (gli interessi italiani in Yemen, per esempio, si
              scontrano con le ambizioni unificanti degli al-Saud nella penisola arabica); in altri
              teatri (primo fra tutti in Turchia) le ambiguità passate e presenti dell’azione italiana
              finiscono per alimentare la diffidenza degli interlocutori; in altri ancora, infine, i
              successi iniziali sono vanificati dalla discontinuità nell’azione successiva. Anche
              ciò, tuttavia, non avrebbe messo in discussione la centralità del riferimento a Lon-
              dra, se è vero che – ancora nel 1927 – un commentatore vicino al regime come
              il nazionalista Francesco Coppola, poteva rilevare, commentando le posizioni ita-
              liane verso le richieste del nazionalismo arabo nei mandati, come «[a] noi non
              conviene né esasperare gli arabi né incoraggiare la crescente tracotanza xenofoba.
              Non abbiamo quindi alcuna ragione né di favorire né di combattere nella Lega



              33  Cfr. JOHNSON, G., Preparing for Office: Lord Curzon as Acting Foreign Secretary, January-October
                 1919, in «Contemporary British History», vol. 18 (2004), n. 3, p. 53-73; sull’azione di Curzon
                 al Foreign Office e il suo impatto sulla politica estera britannica cfr., BENNETT, G. H., British
                 Foreign Policy during the Curzon Period, 1919-24. Palgrave Macmillan, London-Basingstoke 1995.
              34  DE FELICE, R., Il fascismo e l’Oriente. Arabi, ebrei e indiani nella politica di Mussolini. Il Mulino,
                 Bologna 1988, p. 17.
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