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262 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
promuovere questo processo, finisce inoltre – come accennato – per gettare le
basi di una duratura diffidenza da parte turca, diffidenza che, nonostante la di-
sponibilità di Nitti a giungere a un accomodamento con il movimento kemalista,
finirà per condizionare, dopo la nascita della nuova Turchia repubblicana (1923),
i vari tentativi compiuti da Roma per individuare basi comuni di collaborazione,
anche in nome di un interesse condiviso a contenere il peso della presenza franco-
britannica nella regione. 24
La Conferenza di pace non riesce, quindi, a sanare le ferite aperte dall’espe-
rienza della collaborazione di guerra; al contrario, essa contribuisce, per molti
aspetti, a esacerbarle. La percezione di un trattamento non equo da parte degli
25
Alleati alimenta non poco la retorica della vittoria mutilata. Parallelamente, l’in-
capacità di “vincere la pace” concorre a screditare il Governo agli occhi dell’opi-
nione pubblica interna e, per questa via, a indebolirne il ruolo di fronte agli
interlocutori. Centrale, in questo quadro, è il doppio scacco subito rispetto all’ap-
plicazione dei termini del Patto di Londra e, nel Levante, degli accordi di San
Giovanni di Moriana (26 aprile 1917). Nella misura in cui l’intervento italiano
nella guerra non era stato prodotto solo di ambizioni irredentiste, ma anche della
volontà di vedere riconosciuto a pieno titolo il proprio status di grande potenza,
con interessi ampi e ramificati nei diversi teatri europei ed extraeuropei; tale dop-
pio scacco finiva, infatti, per mettere in discussione le ragioni per cui l’Italia aveva
deciso, a suo tempo, di non «appartarsi e con il disinteresse suo subire tutte le
esclusioni e sanzionare tutte le rinunzie senza compromettere la sua posizione e
il suo prestigio di fronte alle altre Potenze concorrenti». 26
24 Sulle relazioni italo-turche fra le due guerre cfr., per tutti, BARLAS, D., Friends or Foes? Diplo-
matic Relations between Italy and Turkey, in «International Journal of Middle East Studies», vol.
36 (2004), n. 2, p. 231-252; cfr. anche DEGLI ESPOSTI, N., An impossible friendship: differences
and similarities between fascist Italy’s and Kemalist Turkey’s foreign policies, in «Diacronie», n. 22, 2015,
all’indirizzo Internet: http://journals.openedition.org/diacronie/1998 (ultimo accesso:
18.1.2020); per un inquadramento della politica estera italiana coeva cfr, per tutti, BURGWYN,
H. J., Italian Foreign Policy in the Interwar Period, 1918-1940. Praeger, Westport, CT 1997.
25 Sul tema della vittoria mutilata cfr., diffusamente, MELCHIONNI, M. G., La vittoria mutilata.
Problemi e incertezze della politica estera italiana sul finire della Grande Guerra (ottobre 1918-gennaio
1919). Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1981; cfr. anche BURGWYN, H. J., The Legend
of the Mutilated Victory. Italy, the Great War and the Paris Conference 1915-1919. Greenwood, We-
stport, CT 1993, e, in una prospettiva più ampia, BARAVELLI, A., La vittoria smarrita. Legit-
timità e rappresentazioni della Grande Guerra nella crisi del sistema liberale (1919-1924). Carocci, Roma
2006.
26 Testo del discorso del ministro degli Esteri Sonnino, alla Camera dei Deputati, 1.12.1915, in

