Page 259 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale  257




                 Complici anche le difficoltà poste da una mobilitazione industriale problema-
              tica, la convinzione che si sarebbe diffusa nei circoli politici britannici sarebbe
              stata quella di uno scarso impegno italiano; convinzione confermata, agli occhi
              di Londra e degli altri Alleati, dalle attese e dalle prudenze di Cadorna, da ultima
              la postura di difesa a oltranza assunta già dal settembre 1917, che avrebbero por-
              tato al parziale ritiro del contingente anglo-francese giunto in Italia nella prima-
                                    15
              vera/estate precedente. Dopo Caporetto, le richieste alleate alle conferenze di
              Rapallo e Peschiera (6-7 novembre e 8 novembre 1917) si focalizzano anche in-
              torno a questi temi, configurando, per certi aspetti, una forma di codirezione
                                                                      16
              (seppure per un periodo limitato) dell’azione militare italiana. Anche in questo,
              la formazione del gabinetto Lloyd George non sarebbe stata irrilevante. In par-
              ticolare, il nuovo segretario agli Esteri, il conservatore Arthur Balfour, avrebbe
              espresso più volte le sue riserve sui termini del Patto di Londra, rilevando, in par-
              ticolare nei suoi incontri con l’amministrazione statunitense a partire dalla pri-
              mavera del 1917, come fosse più l’impegno assunto che una vera convinzione a
              imporre al Governo britannico di acconsentire alle richieste in esso contenute. 17
              La portata assunta dal dibattito sui cosiddetti “scopi di guerra” nel corso dello
              stesso 1917 e nei primi mesi dell’anno successivo avrebbe alimentato anch’essa



                 il generale afferma chiaramente l’inutilità di tale sforzo in termini complessivi, rilevando fra
                 l’altro come «[n]on mi consta […] che lo stato maggiore alleato abbia creduto sul serio che
                 con tali attacchi noi potessimo produrre un efficace diversivo alle operazioni di Verdun!» [CA-
                 DORNA, L., La guerra alla fronte italiana. Fino all’arresto sulla linea della Piave e del Grappa (24
                 maggio 1915 - 9 novembre 1917). Vol. I. Treves, Milano 1921, p. 174-75].
              15  Fra la relativamente ricca (ma, per molti aspetti, insoddisfacente) letteratura sulle vicende delle
                 forze alleate – in particolare di quelle britanniche – in Italia cfr., per tutti, CASSAR, G. H.,
                 The Forgotten Front. British Campaign in Italy, 1917-1918. Hambledon. London 1998, WILKS J.,
                 WILKS, E., British Army in Italy 1917-1918. Leo Cooper, Barnsley 1998, e, più recentemente,
                 DILLON, J., “Allies are a Tiresome Lot”. The British Army in Italy in the First World War. Helion,
                 Solihull 2015.
              16  Sul contenuto dei due vertici cfr. “in presa diretta”, ALDROVANDI MARESCOTTI, L.,
                 Guerra diplomatica. Ricordi e frammenti di diario (1914/1919). Mondadori, Milano 1936, p. 149 e
                 sg..
              17  Sulla politica britannica verso gli Stati Uniti dopo l’insediamento del gabinetto Lloyd George
                 cfr. ROSSINI, D., L’America riscopre l’Italia. L’Inquiry di Wilson e le origini della Questione Adriatica,
                 1917-1919. Edizioni Associate, Roma 1992; sulle opinioni di Balfour sul Patto di Londra cfr.
                 idem, Wilson e il Patto di Londra nel 1917-18, in «Storia Contemporanea», vol. 22 (1991), n. 3, p.
                 473-512.
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