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252 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
pur non entrando mai a fare parte formale del documento o dei suoi rinnovi (ri-
spettivamente nel 1887, 1891, 1896, 1902 e 1912), rappresenta, da questo punto
di vista, il riferimento costante di una politica estera che vede nella benevolenza
britannica il fondamento per il perseguimento delle sue ambizioni mediterranee.
Negli anni compresi fra la dichiarazione Mancini e lo scoppio della Prima
guerra mondiale, questa relazione avrebbe avuto modo di esprimersi in diverse
occasioni; ad esempio: nell’accordo sul Mediterraneo del 12 febbraio 1887 (cui
avrebbe successivamente aderito anche Vienna); negli sforzi (peraltro velleitari)
compiuti fra il 1890-91 per estendere la Triplice proprio alla Gran Bretagna, in
una fase di particolare vicinanza fra Londra e Berlino; nel tentativo fatto dal se-
condo governo di Rudinì (1896-98) per “rivivere” la dichiarazione Mancini in oc-
casione del suo rinnovo tacito del 1896, in un contesto internazionale, invece,
caratterizzato da forti tensioni fra Gran Bretagna e Germania. Vale la pena di os-
servare come, in tale occasione, il Governo italiano ritenesse opportuno «tornare
alla dichiarazione del 1882, perché, ove l’Inghilterra si alleasse alla Francia, l’Italia
non potrebbe assumersi il compito di muovere guerra a queste due potenze»; 4
un’eventualità, quest’ultima, rigettata dal cancelliere Hohenlohe, secondo il quale
al momento «un’azione comune anglo-russa od anglo-francese usciva dai limiti
del verosimile». 5
Alla vigilia dalla guerra, questo stato di cose è entrato parzialmente in crisi,
complice, oltre all’irrigidimento dei blocchi europei e la crescente polarizzazione
fra Triplice Alleanza e Triplice Intesa, il nuovo equilibrio strategico del Mediter-
raneo, determinato dal ritiro di parte della presenza navale britannica, dall’avvio
della politica di modernizzazione della flotta da guerra asburgica e dalle tensioni
legate alle iniziative italiane in Nordafrica e nel Dodecaneso. Se questi sviluppi
avevano portato a un riavvicinamento dell’Italia alla Triplice (in particolare dopo
gli incidenti del Carthage e del Manouba e alla luce del sostegno dato dalla Francia
all’Impero ottomano nel corso della crisi libica del 1911-12) il parallelo riavvici-
l’evoluzione dell’alleanza cfr. SALVATORELLI, L., La Triplice alleanza. Storia diplomatica. 1877-
1912. Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, Milano 1939.
4 Così sintetizza Luigi Albertini le motivazioni esposte da di Rudinì all’ambasciatore austro-un-
garico Pasetti, anche alla luce del fallimento degli sforzi fatti in precedenza per portare Londra
dentro la Triplice. Cfr. ALBERTINI, L., Le origini della guerra del 1914. Le relazioni europee dal
a
congresso di Berlino all’attentato di Sarajevo. Vol. I. LEG, Gorizia 2010, p. 132 (1 ed., Fratelli Bocca,
Milano 1942).
5 Ivi, p. 133.

