Page 250 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              naccioso: «Tutti i popoli del mondo» erano le parole messe scritte da Lansing a
              nome del Presidente reduce da un collasso «hanno bisogno che le questioni eu-
              ropee siano sistemate e la nazione che vi si voglia opporre costringerà il mio Paese
              a prendere spiacevoli provvedimenti, imposti unicamente dalla decisione irrevo-
              cabile del governo del mio Paese di assistere nel compito di ricostruzione eco-
                                                                           68
              nomica soltanto quelle nazioni che aderiscono al mio programma». Tittoni reagì
              con le dimissioni, segno d’irritazione e d’impotenza al pari del precedente abban-
              dono della Conferenza di pace da parte di Orlando e Sonnino, e fu sostituito da
              Vittorio Scialoja.
                 L’inizio del 1920 vide la riunione a Parigi di conferenze dedicate specifica-
              mente al problema adriatico. In tale quadro iniziarono i contatti tra italiani e ju-
              goslavi, in un primo tempo con la procedura di conversazioni separate tra gli
              Alleati e le due parti (la stessa che porterà nel 1954 all’accordo per Trieste), poi a
              partire dal 29 febbraio, a Londra e a Parigi, direttamente tra Roma e Belgrado,
              culminando nell’incontro di Pallanza, l’11 maggio, dei ministri degli Esteri Scialoja
              e Ante Trumbić. Un elemento favorevole alla soluzione del problema fu la costi-
              tuzione, il 15 giugno, del governo presieduto da Giovanni Giolitti, con Carlo
              Sforza ministro degli Esteri, fautore dell’amicizia con Belgrado, con cui era in
              buoni rapporti essendo stato durante la guerra ministro plenipotenziario presso
              il Governo serbo in esilio a Corfù. Il nuovo governo italiano abbandonò la politica
              albanese, riconoscendo il 2 agosto l’indipendenza di quello Stato. L’evoluzione
              del quadro internazionale, con il ritiro di Wilson, la sconfitta del suo candidato
              alle elezioni presidenziali, l’isolamento di Belgrado e la situazione interna nella
              Jugoslavia, con il predominio dei serbi con il governo di Nikola Pašić, mentre i
              territori contesi erano abitati da sloveni e croati, favoriva l’Italia, che aveva oltre-
              tutto in mano la carta fondamentale dell’occupazione militare dei territori in di-
              scussione.
                 Il trattato di Rapallo del 12 novembre 1920 tracciò in Istria una linea di confine
              più orientale di quella proposta da Wilson, e anche alquanto più favorevole al-
              l’Italia, di quella prevista dal Patto di Londra. Zara e il territorio circostante, le
              isole di Cherso, Lussino, Pelagosa e Lagosta furono assegnate all’Italia, il resto
              della Dalmazia alla Jugoslavia. Venne costituito lo Stato Libero di Fiume e furono
              sottoscritte norme per la salvaguardia delle minoranze italiane in Dalmazia e sui
              rapporti culturali e commerciali tra i due Paesi. All’affermazione del nazionalista


              68  Cit. in BARIÉ, O., Appunti di storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali. Vol. VIII. Celuc,
                 Milano 1975, p. 217.
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