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248 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
naccioso: «Tutti i popoli del mondo» erano le parole messe scritte da Lansing a
nome del Presidente reduce da un collasso «hanno bisogno che le questioni eu-
ropee siano sistemate e la nazione che vi si voglia opporre costringerà il mio Paese
a prendere spiacevoli provvedimenti, imposti unicamente dalla decisione irrevo-
cabile del governo del mio Paese di assistere nel compito di ricostruzione eco-
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nomica soltanto quelle nazioni che aderiscono al mio programma». Tittoni reagì
con le dimissioni, segno d’irritazione e d’impotenza al pari del precedente abban-
dono della Conferenza di pace da parte di Orlando e Sonnino, e fu sostituito da
Vittorio Scialoja.
L’inizio del 1920 vide la riunione a Parigi di conferenze dedicate specifica-
mente al problema adriatico. In tale quadro iniziarono i contatti tra italiani e ju-
goslavi, in un primo tempo con la procedura di conversazioni separate tra gli
Alleati e le due parti (la stessa che porterà nel 1954 all’accordo per Trieste), poi a
partire dal 29 febbraio, a Londra e a Parigi, direttamente tra Roma e Belgrado,
culminando nell’incontro di Pallanza, l’11 maggio, dei ministri degli Esteri Scialoja
e Ante Trumbić. Un elemento favorevole alla soluzione del problema fu la costi-
tuzione, il 15 giugno, del governo presieduto da Giovanni Giolitti, con Carlo
Sforza ministro degli Esteri, fautore dell’amicizia con Belgrado, con cui era in
buoni rapporti essendo stato durante la guerra ministro plenipotenziario presso
il Governo serbo in esilio a Corfù. Il nuovo governo italiano abbandonò la politica
albanese, riconoscendo il 2 agosto l’indipendenza di quello Stato. L’evoluzione
del quadro internazionale, con il ritiro di Wilson, la sconfitta del suo candidato
alle elezioni presidenziali, l’isolamento di Belgrado e la situazione interna nella
Jugoslavia, con il predominio dei serbi con il governo di Nikola Pašić, mentre i
territori contesi erano abitati da sloveni e croati, favoriva l’Italia, che aveva oltre-
tutto in mano la carta fondamentale dell’occupazione militare dei territori in di-
scussione.
Il trattato di Rapallo del 12 novembre 1920 tracciò in Istria una linea di confine
più orientale di quella proposta da Wilson, e anche alquanto più favorevole al-
l’Italia, di quella prevista dal Patto di Londra. Zara e il territorio circostante, le
isole di Cherso, Lussino, Pelagosa e Lagosta furono assegnate all’Italia, il resto
della Dalmazia alla Jugoslavia. Venne costituito lo Stato Libero di Fiume e furono
sottoscritte norme per la salvaguardia delle minoranze italiane in Dalmazia e sui
rapporti culturali e commerciali tra i due Paesi. All’affermazione del nazionalista
68 Cit. in BARIÉ, O., Appunti di storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali. Vol. VIII. Celuc,
Milano 1975, p. 217.

