Page 248 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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246 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
Smirne, già prevista come zona d’influenza italiana, il 12 agosto il Ministro degli
Esteri presentò alla Conferenza di Parigi un progetto (che ebbe due varianti suc-
cessive) basato sulla costituzione di uno Stato Libero di Fiume, la neutralizzazione
dell’Istria orientale e delle isole di Cherso e Lussino, l’assegnazione di Zara e del
suo retroterra all’Italia e del resto della Dalmazia alla Jugoslavia, il conferimento
all’Italia del mandato sull’Albania. Il piano, pur avendo il merito di interrompere
il muro contro muro dei mesi precedenti, presentava però grossi limiti. A parte
la necessità di assicurarsi il mandato della Società delle Nazioni, il progetto di Tit-
toni non segnava un’adesione alla «politica delle nazionalità», propria dell’inter-
ventismo democratico e di Wilson, perché non abbandonava la politica
imperialistica, spostandone solo gli obiettivi dalla Dalmazia all’Albania. Tuttavia,
non soddisfaceva certo nemmeno le aspettative nazionaliste, tanto che l’11-12
settembre avverrà l’occupazione di Fiume da parte dei legionari di Gabriele d’An-
nunzio, episodio che evidenziò a tutto il mondo la crisi dello Stato e, in parte,
della disciplina militare in Italia.
Nel giorno della firma del trattato di pace con l’Austria a Saint-Germain-en-
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Laye, il 10 settembre 1919, in attesa che Wilson rispondesse ufficialmente al
progetto di Tittoni, Lloyd George e Clemenceau inviarono congiuntamente, come
prospettato dal Primo ministro francese al Ministro degli Esteri italiano, un tele-
gramma al Presidente americano per sostenere l’iniziativa italiana e, di fatto, per
presentare un fronte comune sull’Adriatico tra Francia, Gran Bretagna e Italia. Il
dispaccio era stato redatto dai tre Paesi coadiuvati dalla delegazione americana,
consapevole dei punti fermi di Wilson. «L’atteggiamento adottato dal signor Tit-
toni fin dal suo arrivo a Parigi è notevolmente diverso da quello dei signori Or-
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lando e Sonnino» – esordiva il telegramma – che erano i responsabili per non
essere giunti «a una giusta soluzione del problema adriatico». Da una parte, l’Italia
aveva ora evitato «di invocare» il Patto di Londra; dall’altra, acconsentiva a «im-
portanti sacrifici».
Francia e Gran Bretagna sostenevano la “linea Wilson” con l’eccezione di Al-
bona da assegnarsi all’Italia, ma non l’assegnazione dell’isola di Cherso, su cui
Tittoni cedette nei colloqui di inizio settembre. sulla base dei consigli del vicese-
60 Il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni rifiutò di firmare il trattato (LEDERER, La Jugoslavia op.
cit., p. 281-284).
61 Il telegramma è in ALATRI, Nitti op. cit., p. 509-510.

