Page 246 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              porte inviolabili una casa arredata sia pur più modestamente. Tra queste due so-
              luzioni non può esservi dubbio circa la scelta: tener fermo per la Dalmazia, e
              quando tutto venisse a mancare, immolare Fiume ma salvare la Dalmazia». 54
                 Nel promemoria Le problème militaire de l’Adriatique, presentato l’8 marzo 1919
                                                              55
              a francesi, inglesi e americani, si sottolineava la profonda diversità tra la costa
              orientale protetta da «una straordinaria barriera di rocce, di isole, di isolotti» e
              quella occidentale che «non è altro che una spiaggia bassa, indifendibile, continua,
              aperta a tutti i colpi di mano, a tutte le invasioni», per cui «il dominio assoluto
              della situazione strategica è nelle mani di chi detiene la costa orientale dell’Adria-
              tico». L’Italia aveva dunque la «necessità assoluta […] di assicurarsi il possesso
              della parte centrale della Dalmazia, con le isole». L’ammiraglio Thaon di Revel,
              per il suo ardente sostegno di tali posizioni, si attirò l’accusa da parte di Gaetano
              Salvemini di essere affetto dalla «scabbia adriatica», alla quale replicò che era me-
              glio avere la scabbia adriatica che la «dissenteria rinunciataria». 56
                 Il governo Orlando, con Sonnino ministro degli Esteri, dal quale si era dimesso
              il social-riformista Leonida Bissolati, si schierò sostanzialmente dalla parte dei
              nazionalisti, chiedendo, con il già citato memorandum del 7 febbraio 1919, i ter-
              ritori promessi nel Patto di Londra con l’aggiunta di Fiume e della Dalmazia fino
              a Spalato. Sonnino era più intransigente, Orlando più possibilista e attento al-
              l’opinione pubblica interna, anche dell’interventismo democratico. Francesi e in-
              glesi confermarono di sentirsi legati agli impegni sottoscritti nell’aprile 1915, ma
              non oltre. Il 2 febbraio, il ministro degli Esteri francese, Stephen Pichon, aveva
              informato la delegazione jugoslava, guidata da Ante Trumbić, che Parigi come
              Londra era «vincolat[a] dall’accordo con l’Italia; né l’Inghilterra né la Francia pos-
              sono mancare di parola e denunciare il patto. Spetterebbe all’Italia di disimpe-
              gnarci in questo senso. Come vostri amici, vorremmo che si giungesse a un


              54  Cit. in MONZALI, L., Italiani di Dalmazia 1914-1924. Le Lettere, Firenze 2007, p. 87.
              55  Pubbl. in DDI op. cit.. Sesta serie, vol. II, p. 530-533; il promemoria era stato redatto dal ca-
                 pitano di vascello Angelo Ugo Conz. Si veda anche Thaon di Revel a Sonnino, 15-12-18, DDI
                 op. cit.. Sesta serie, vol. I, doc. n. 565. Sul tema cfr. NASSIGH, R., La Marina Italiana e l’Adria-
                 tico. Il potere marittimo in un teatro ristretto. Ufficio Storico della Marina Militare, Roma 1998 e
                 RAMOINO, P. P., Una storia «Strategica» della Marina Militare Italiana. Supplemento della «Rivista
                 Marittima», dicembre 2018.
              56  FERRANTE, E., Il Grande Ammiraglio Paolo Thaon di Revel. Ufficio Storico della Marina Militare,
                 Roma 2018 p. 157.
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