Page 247 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
P. 247

IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale  245




                       57
              accordo». Dal canto loro, gli jugoslavi presentarono «rivendicazioni territoriali
              massimaliste», richiedendo l’annessione di Trieste, Gorizia, di tutta l’Istria, della
              Dalmazia e dell’Albania settentrionale. 58
                 Lo scontro divenne aspro soprattutto tra l’Italia e Wilson. Questi, nel nono
              dei suoi 14 punti, aveva parlato, con una buona dose d’ingenuità, della necessità
              di «una rettifica delle frontiere italiane [...] secondo le linee di nazionalità chiara-
              mente riconoscibili». Gli Stati Uniti avevano tenuto a distinguersi dai Paesi a
              fianco dei quali avevano combattuto, dichiarandosi potenza associata e non alleata
              e sottolineando di non essere affatto vincolati dai patti conclusi prima del loro
              ingresso in guerra. La diplomazia wilsoniana si caratterizzava per il suo carattere
              aperto, che comportava il ripudio dei patti segreti (come quello di Londra, anche
              se, grazie ai bolscevichi, il suo contenuto era ormai noto). Sonnino appariva invece
              come tipico rappresentante della vecchia diplomazia, che, come Shylock, chiedeva
              il suo pugno di carne. Wilson, assurto a paladino degli slavi, respinse le richieste
              italiane, contrapponendovi, tra l’altro, una sua linea che in Istria spostava verso
              occidente il confine tra Italia e Jugoslavia. Inoltre, applicando i principi della open
              diplomacy, il Presidente americano si rivolse direttamente al popolo italiano con
              un suo messaggio del 23 aprile 1919. Pochi giorni dopo Orlando e Sonnino ab-
              bandonarono in segno di protesta la Conferenza di Parigi, costretti a ritornarvi
              precipitosamente il 7 maggio per evitare che il Patto di Londra fosse dichiarato
                       59
              decaduto. Un mese dopo, Wilson presentò un progetto che prevedeva, tra l’altro,
              la costituzione dello Stato Libero di Fiume e Zara come città libera sotto la Società
              delle Nazioni. Sempre a giugno, con la caduta del governo Orlando, ebbe termine
              la prima e più drammatica fase del problema adriatico.
                 Il successivo governo presieduto da Nitti, con Tommaso Tittoni ministro degli
              Esteri, impostò la sua politica adriatica sullo spostamento delle ambizioni italiane
              dalla Dalmazia all’Albania. Ottenuto con gli accordi Tittoni-Venizelos del 15 lu-
              glio 1919 il consenso della Grecia, alla quale fu offerta in cambio la regione di


              57  Cit. in LEDERER, I. J., La Jugoslavia dalla Conferenza della Pace al Trattato di Rapallo 1919-1920.
                 Il Saggiatore, Milano 1966, p. 167.
              58  MONZALI, L., La questione jugoslava nella politica estera italiana dalla prima guerra mondiale ai trattati
                 di Osimo (1914-75), in BOTTA F.-GARZIA I. (a cura di), Europa adriatica. Storia, relazioni, eco-
                 nomia. Laterza, Roma-Bari 2004, p. 19.
              59  Tredici giornate di passione, intitola il capitolo dedicato al periodo di assenza da Versailles di Or-
                 lando e Sonnino il ministro Silvio Crespi, Alla difesa d’Italia in guerra e a Versailles (Diario 1917-
                 1919). Mondadori, Milano 1937.
   242   243   244   245   246   247   248   249   250   251   252