Page 242 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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                 Interessanti sono le discussioni tra l’Italia e i suoi alleati in vista dell’armistizio
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              con l’Impero asburgico. Il colonnello Edward M. House, consigliere del presi-
              dente Wilson, si dichiarò nettamente contrario a inserire nell’armistizio con l’Au-
              stria-Ungheria una clausola in virtù della quale l’Italia potesse occupare tutti i
              territori a essa assegnati dal Patto di Londra, ma poi acconsentì che essi fossero
              occupati di fatto, senza però citare tale trattato, dopo un lungo e concitato collo-
              quio con Orlando, al quale il primo ministro britannico Lloyd George e il presi-
              dente del Consiglio francese Clemenceau, ansiosi di concludere al più presto
              l’armistizio con Vienna per premere sulla Germania, avevano assicurato la loro
              solidarietà. Tra il 4 e il 6 novembre il Regio Esercito giunse a Bolzano e Merano
              e, con operazioni navali, furono occupate Zara, Pola, Sebenico, Lissa, Lagosta e
              Lussino. Il 19 novembre il confine armistiziale fu raggiunto in ogni punto.
                 Il confine settentrionale al Brennero non fu mai seriamente in discussione.
              Già nelle prime valutazioni sulle richieste da avanzare all’Intesa, formulate nel
              settembre 1914 dal ministro degli Esteri Antonino Paternò Castello marchese di
              San Giuliano, mentre vi erano state esitazioni sull’opportunità di rivendicare la
              Dalmazia, nessun dubbio era sorto sul confine del Brennero, indicato poi nell’art.
              4 del Patto di Londra. Il colonnello House osservò, il 29 ottobre 1918, che certo
              gli italiani richiedevano in Trentino una frontiera strategica che violava il principio
              di nazionalità; tuttavia, considerando l’eventualità di un’unione tra Austria e Ger-
              mania, egli proseguiva: «Tracciando una linea netta lungo la cresta delle Alpi, la
              sicurezza dell’Italia sarà enormemente aumentata e sarà ridotta la necessità di ar-
              mamenti pesanti».
                 Nel memorandum del 7 febbraio 1919 la delegazione italiana alla Conferenza
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              di pace, senza fare riferimento al Patto di Londra per non irritare Wilson, chiese
              la frontiera del Brennero con l’aggiunta della valle di Sesto e della conca di Tar-
              visio, non comprese in quel documento. Sperando di facilitare una soluzione della
              questione adriatica più consona ai principi da lui propugnati, il Presidente ame-
              ricano si dimostrò subito disposto ad accettare le richieste italiane, che, nonostante
              le proteste austriache, trovarono sanzione definitiva nel trattato di Saint-Ger-


              46  ALBERTI, A., L’Italia e la fine della guerra mondiale. Parte II: Villa Giusti. Libreria dello Stato,
                 Roma 1924; TOSTI, A., Bandiere bianche. Armistizi e capitolazioni nella guerra 1914-1918. Cap. V.
                 Mondadori, Milano 1938; MELCHIONNI, M. G., La vittoria mutilata. Problemi e incertezze della
                 politica estera italiana sul finire della grande guerra (ottobre 1918 - gennaio 1919). Edizioni di storia e
                 letteratura, Roma 1981.
              47  Pubbl. in CURATO, F., La Conferenza della Pace 1919-1920. Vol. II. ISPI, Milano 1942, p. 70-
                 98. Spesso attribuito a Salvatore Barzilai, era in realtà opera di Francesco Salata.
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