Page 238 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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236 Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione
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Roma apparvero assai poco rassicuranti. Del resto, ricorda Macchi nelle memo-
rie, in un colloquio del novembre precedente il Presidente si era detto convinto
«che la questione jugoslava avesse sostituita, quale causa di preoccupazioni euro-
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pee, quella della Alsazia e Lorena». Il 1° settembre 1918 Macchi di Cellere ebbe
un colloquio assai cordiale di quaranta minuti con Wilson, adoperandosi a «di-
mostrare perfetta compatibilità» del programma post bellico del Presidente «col
punto di vista italiano». 31
Un motivo ricorrente al quale Macchi di Cellere dà ampio spazio nelle memo-
rie è quello dell’insufficiente azione propagandistica dell’Italia negli Stati Uniti.
Già nel gennaio 1917 ammoniva: «È indubitato che di fronte all’opinione pubblica
americana noi ci troviamo, in confronto delle altre nazioni, in istato di assoluta
inferiorità, e la nostra causa e la nostra partecipazione alla guerra sono male ap-
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prezzate, specialmente perché disconosciute». Egli lamentava gli scarsissimi
fondi per la propaganda messi a disposizione dal Governo (l’equivalente di circa
500 dollari al mese), il ritardo nell’inviare una delegazione politica ad alto livello
negli Stati Uniti e l’inadeguatezza della sua composizione, gli intrighi di Francesco
Saverio Nitti che scriveva agli esponenti americani alle spalle del Governo. No-
nostante ciò, Macchi conseguì però successi da lui rivendicati: lo sventolio della
bandiera italiana sulla Casa Bianca il 24 maggio 1918, un caso unico, e la parteci-
pazione di Wilson l’11 novembre 1918 al ricevimento per la vittoria all’Amba-
sciata italiana. 33
Macchi di Cellere aveva scritto un memoriale, indirizzato «a persona amica» e
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pubblicato nelle memorie, riassumendo la sua opera a Washington. In esso com-
pare questa frase riferita a due espressioni tipiche della posizione italiana: «Il
“sacro egoismo” e la “nostra guerra” ci costarono allora in America assai più di
una battaglia perduta». Si parla di «lotta […] a coltello» sui «postulati adriatici».
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29 RICCARDI, L., Alleati op. cit., p. 604-605.
30 JUSTUS, V., Macchi op. cit., p. 172.
31 Macchi di Cellere a Orlando, 1° settembre 1918, DDI op. cit.. Quinta serie, vol. XI: 1° giugno-3
novembre 1918. Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, Roma, 1986, doc. n. 468.
32 JUSTUS, V., Macchi op. cit., p. 63; il cap. VI del volume è dedicato a “La Propaganda”.
33 Ivi, p. 161-163.
34 Ivi, p. 174-180.
35 Ivi, p. 175. La frase «La nostra guerra è una guerra santa» compariva nel discorso del presidente
del Consiglio Salandra in Campidoglio il 2 giugno 1915 (La nostra guerra è santa. Tipografia del

