Page 240 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              incontrò soprattutto con gli Stati Uniti». Una delle cause di questo atteggiamento
              fu certo il ritardo con il quale l’Italia dichiarò guerra all’Impero tedesco, solo il
              28 agosto 1916, chiaro segno che il nostro Paese vedeva il conflitto in maniera
              assai diversa da Londra, Parigi e poi Washington, che identificavano in Berlino il
              nemico più pericoloso.
                 Tale ritardata dichiarazione di guerra alla Germania fu contestata all’Italia il
              28 giugno 1919, da un memorandum di Clemenceau e Lloyd George: «Il Trat-
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              tato di Londra con cui si può dire che la storia si aprì non fu osservato fin dal-
              l’inizio rigorosamente. L’Italia si era impegnata a impiegare tutte le sue risorse
              per condurre la guerra al fianco dei suoi alleati contro tutti i loro nemici. Ma non
              dichiarò guerra alla Germania se non dopo più di un anno e non prese parte alla
              guerra contro la Turchia». Nella lunga risposta punto per punto, il ministro degli
              Esteri Tommaso Tittoni sottolineò che, in merito alla dichiarazione di guerra alla
              Germania, «nel Patto di Londra non era precisato alcun limite temporale e l’Italia
              aveva proceduto in tal senso non appena era stata pronta a farlo». 39
                 La difficile situazione dell’Italia alla Conferenza di pace è stata efficacemente
              descritta dallo storico americano René Albrecht-Carrié:

                    Verso gli americani, gli inglesi avevano l’enorme vantaggio di dividerne la lingua e
                    la cultura; i francesi beneficiavano dell’opinione generalmente accettata che essi
                    erano stati vittime di un’aggressione e dell’impressione, molto sproporzionata alla
                    realtà delle cose, che il loro territorio avesse costituito il campo di battaglia [...] Il
                    fronte italiano era conosciuto soltanto da pochissimi tra i negoziatori a Parigi, e
                    l’Italia non poteva certamente atteggiarsi a vittima di un’aggressione. Essa era en-
                    trata in guerra al termine di una meditata deliberazione e, praticamente sulla base
                    delle condizioni poste da essa. 40


              37  Prefazione di Pietro Pastorelli a RICCARDI, Alleati op. cit., p. 10.
              38  Testo in francese in DDI op. cit.. Sesta serie, 1918-1922, vol. IV: 23 giugno-25 novembre
                 1919. Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, Roma 2017, doc. n. 30.
              39  ALATRI, P., Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica (1919-1920). Feltrinelli, Milano 1959, p.
                 57. L’affermazione di Tittoni non è peraltro esatta. Infatti se l’art. 2 del trattato di Londra si
                 limita a dire: «Da parte sua, l’Italia si impegna a utilizzare tutte le proprie risorse allo scopo di
                 iniziare la guerra assieme alla Francia, alla Gran Bretagna e alla Russia contro tutti i loro ne-
                 mici», l’art. 16 recita: «In riferimento agli Articoli 1, 2 e 3 del memorandum, che prevedono
                 cooperazione militare e navale tra le quattro Potenze, l’Italia dichiara che scenderà in campo
                 quanto prima possibile e comunque entro un periodo non superiore a un mese dalla firma di
                 questo documento».
              40  ALBRECHT-CARRIÉ, R., Italy at the Paris Peace Conference. Columbia University Press, New
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