Page 239 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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IV Sessione - L’Italia a Versailles. Aspetti di politica internazionale 237
Si trova la denuncia che «i peggiori nemici della causa nostra in America si trova-
rono in Italia». In particolare le ragioni delle «riserve mentali di Wilson» erano
indicate, tra l’altro, ne «1°. I residui, mai interamente cancellati dell’azione deleteria
esercitata dalla missione politica che recò all’America belligerante il saluto del-
l’Italia, azione che, da parte di taluno fra i membri della missione, venne portata
avanti lungamente dopo il ritorno in patria. 2°. La incertezza, le titubanze, le con-
traddizioni, i contrasti della politica italiana. Da un lato il cristallo di rocca sonni-
niano, d’altro lato il programma orlandiano, il bissolatiano, quello rinunciatario,
la campagna del Corriere della Sera, il Patto di Roma». 36
L’Italia alla Conferenza di pace
Un esame dell’azione diplomatica dell’Italia alla Conferenza di pace richiede
alcune considerazioni preliminari sui rapporti tra il nostro Paese e le potenze al-
leate e associate quali si erano venuti configurando durante il conflitto. Un’opera
descrive in questo modo l’atteggiamento degli Alleati dell’Intesa verso l’Italia: «un
atteggiamento poco cordiale, anzi freddo, che si può definire […] con la formula
che si comportarono da alleati ma non da non amici, nel senso che mantennero
una scrupolosa osservanza dei patti convenuti ma non compirono mai gesti o
presero iniziative o dettero suggerimenti utili a superare le difficoltà che l’Italia
Senato, Roma 1915) e fu costantemente utilizzata in Italia. A tali frasi si sarebbe potuta ag-
giungere quella pronunciata il 15 agosto 1914 dal nazionalista Alfredo Rocco: «Noi possiamo,
per contingenze momentanee, stipulare alleanze. Ma non illudiamoci. Gli alleati sono soci,
non sono amici».
36 JUSTUS, V. Macchi op. cit., p. 177. Per Patto di Roma si deve in questo caso intendere il ge-
nerico documento conclusivo del Congresso dei popoli oppressi dall’Austria-Ungheria, tenuto
nella Capitale nell’aprile 1918. La missione, preceduta da Enrico Arlotta, ministro dei Trasporti
marittimi e ferroviari nel governo Boselli, fu negli Stati Uniti da maggio alla prima metà di lu-
glio 1917. Guidata da Ferdinando di Savoia-Genova principe di Udine, ne fecero parte il mar-
chese Luigi Borsarelli di Rifreddo, sottosegretario agli Esteri, l’on. Augusto Ciuffelli, Nitti e
il famoso inventore sen. Guglielmo Marconi, che però, per ragioni di salute, poté pronunciare
un solo efficace discorso. Macchi è molto critico dell’operato di alcuni membri della missione,
che «errando nel determinare i limiti di essa, volevano a ogni costo, compiere trattative o atti
che rivelassero i benefici del loro intervento». Assai severo è in particolare verso Nitti, che
anche dopo il ritorno in Italia non mancò di far pervenire ad ambienti americani le sue opi-
nioni divergenti dal Governo (p. 67-68). Anche Sonnino, nella sua deposizione alla Commis-
sione parlamentare d’inchiesta sulle spese di guerra, spiegherà che «la missione aveva più
specialmente un carattere di cortesia internazionale, sicché non aveva propriamente il mandato
di stipulare trattati o accordi con le autorità americane» e segnalerà la reazione contrariata di
Nitti (SONNINO, Diario op. cit., p. 381-382, diario del 4 ottobre 1922).

