Page 236 - Il 1919. Un’Italia vittoriosa e provata in un’Europa in trasformazione. Problematiche e prospettive - Atti 11-12 novembre 2019
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              terarie. Imparò l’italiano e si adoperò per migliorare le relazioni italo-americane.
              Si dimise dall’incarico in dissenso rispetto alla politica del presidente Wilson verso
              l’Italia. Riferisce l’ambasciatore Luigi Aldrovandi Marescotti che Page avrebbe
              con lui riconosciuto «che gli americani non capiscono niente dell’Italia». 19
                 Il quadro dipinto dall’ambasciatore Macchi di Cellere all’inizio della sua mis-
              sione non era brillante: «Poco eravamo – e male – conosciuti avanti la guerra;
              non si intendeva o si giudicava senza conoscenza della realtà la condotta nostra
              dopo l’inizio di questa. Ripetiamo: avevamo nemici gagliardi, agguerriti, impla-
              cabili che ci perseguitavano e vilipendevano: nessun amico a difenderci, neppur
              per ricordare quanto avesse valso la proclamazione istantanea della neutralità no-
              stra». 20
                 La dichiarazione di guerra del Regno d’Italia all’Impero austro-ungarico del
              24 maggio 1915 fu comunque accolta «nelle sfere ufficiali […] con favore», poi-
                                                                                  21
              ché si sperava ne derivasse un atteggiamento più conciliante della Germania verso
              gli Stati Uniti e una risposta più soddisfacente di Berlino alla nota americana sul-
              l’affondamento del Lusitania. Alcuni articoli di stampa erano ispirati a simpatia
              per la causa dell’Italia, ma altri sottolineavano le sue «ragioni egoistiche». Del
              resto come lamentarsi, visto che proprio il presidente del Consiglio Antonio Sa-
              landra, nell’ottobre 1914, aveva indicato nel «sacro egoismo per l’Italia» il supremo
              criterio ispiratore del suo governo? 22
                 Parallelamente, lo stesso intervento americano era visto a Roma con sentimenti
              contrastanti. Da un lato sarebbe certamente stato un evento positivo per le sorti
              militari del conflitto. Dall’altro preoccupava fortemente che gli Stati Uniti entras-
              sero in guerra non da potenza alleata bensì solo associata. Il 23 marzo Macchi di
              Cellere telegrafò alla Consulta (dove allora aveva sede il Ministero degli Esteri)



              19  ALDROVANDI MARESCOTTI, L., Nuovi ricordi e frammenti di diario per far seguito a Guerra di-
                 plomatica (1914-1919). Mondadori, Milano 1938, p. 73-74.
              20  JUSTUS, V. Macchi op. cit., p. 40.
              21  Macchi di Cellere a Sonnino, s.d. (pervenuto il 25 maggio), I Documenti Diplomatici Italiani [d’ora
                 in poi DDI]. Quinta serie, 1914-1918. Vol. IV: 25 maggio-23 ottobre 1915, doc. n. 3. Istituto
                 Poligrafico Zecca dello Stato, Roma 1973, Tutti i DDI sono ora liberamente disponibili all’in-
                 dirizzo http://www.farnesina.ipzs.it/series/.
              22  SALANDRA, A., I discorsi della guerra con alcune note. Fratelli Treves, Milano 1922, p. 4. La frase
                 fu pronunciata il 18 ottobre 1914, assumendo l’interim del Ministero degli Affari Esteri dopo
                 la morte del titolare, Antonino Paternò Castello marchese di San Giuliano, e prima della no-
                 mina di Sidney Sonnino.
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