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              cende europee, prescritto fin dal messaggio di addio del presidente George Wa-
              shington e codificato dalla dottrina Monroe, va precisato nei suoi limiti e nelle
              sue motivazioni. Un limite è chiaramente indicato nella stessa dottrina Monroe,
              ove essa afferma: «Non abbiamo mai preso parte, e non rientra nella linea della
              nostra politica prender parte, alle guerre che le potenze europee combattono fra
              loro per questioni che le riguardano esclusivamente. Soltanto quando i nostri diritti
              siano offesi o gravemente minacciati, ci sentiremo lesi o faremo preparativi per la nostra di-
              fesa». 6
                 Già pochi decenni dopo la loro nascita, gli Stati Uniti, se ritenevano appunto
              che i loro diritti fossero stati lesi, non esitarono ad attuare significative proiezioni
              di potenza fin nel Mediterraneo. Nel primo quindicennio del secolo XIX la Ma-
              rina Militare e i Marines americani intervennero in Africa Settentrionale contro i
              pirati (o corsari) barbareschi. L’inno dei Marines inizia appunto con il verso:
              «From the halls of Montezuma [riferimento alle guerre col Messico] to the shores
              of Tripoli». Nel 1816, una divisione navale americana si presentò nel porto di
              Napoli – minacciando un bombardamento – per esigere un risarcimento per i
              danni subiti da un consorzio di cittadini americani in occasione del sequestro, per
              contrabbando di guerra, di alcune navi mercantili del loro Paese, effettuato dalla
              Marina napoletana sotto il precedente regno di Gioacchino Murat. Un chiaro
              esempio di «diplomazia delle cannoniere», in genere strettamente identificata con
              l’epoca d’oro dell’imperialismo europeo. Negli anni ’30, gli Stati Uniti cercarono
              di ottenere dall’Impero ottomano il controllo di un porto o di un’isola dell’Egeo
              per monitorare i propri interessi commerciali e politici nel Mediterraneo. Tra il
              1848 e il 1868 il governo di Washington ottenne dal Regno di Sardegna di stabilire
              a La Spezia un deposito navale per la propria Marina Militare. 7
                 Le motivazioni dell’isolazionismo americano prima del 1917 non stavano poi
              in un rifiuto moralistico di un ruolo mondiale. Al contrario: fin dal 1816, Thomas


                 2005, p. 15.
              6  BARIÉ et al. (a cura di), Storia delle Relazioni Internazionali: testi e documenti 1815-2003. Monduzzi,
                 Bologna 2008, I ristampa, n. 118 [corsivo dell’Autore].
              7  Cfr. CERNUSCHI, E., Vascelli sotto il Vesuvio, in «Rivista Marittima», febbraio 2003, p. 81-92;
                 AYDIN, M., Le relazioni turco-americane nell’era post-guerra fredda: dalla partnership strategica alle di-
                 vergenze sull’Iraq, in COLOMBO, A. (a cura di), La sfida americana. Europa, Medio Oriente e Asia
                 Orientale di fronte all’egemonia globale degli Stati Uniti. FrancoAngeli, Milano 2006, p. 218; MAR-
                 RARO, H. R., Spezia: An American Naval Base, 1848-68, in «Military Affairs. Journal of the
                 American Military Institute». Vol. VII, 1943, p. 202-208.
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